Contenuti, persone e strumenti inadeguati ed inopportuni

Da pochi giorni prima dell’inizio dell’estate (dal 18 giugno, per la precisione, data di pubblicazione della Enciclica “Laudato si’”) la Chiesa Cattolica è molto presente nel dibattito politico e sui mezzi di comunicazione con le prese di posizione di alcuni suoi esponenti sui temi della politica e dell’organizzazione sociale; purtroppo non viene rilevata (perché non c’è) una analoga presenza sui temi dottrinari o, almeno, pastorali.

Verrebbe da dire che la Chiesa stia trascurando la sua vera natura di fase terrena, radicata in un tempo concreto, del Corpo Mistico per trasformarsi in associazione culturalpolitica: tale impressione è forte e sempre più giustificata dalle improvvide sortite di chierici innamorati più di se stessi che di Dio e della propria missione, ma tutti noi cattolici dobbiamo resistere nell’amore per la Sposa Mistica di Cristo, nel rispettare i presbiteri e nell’attendere con la fede e la pazienza necessarie. E sopratutto che i vertici ecclesiastici ricevano dallo Spirito Santo un’illuminazione di misura maggiore di quanto non avvenga oggi, e ne siano indirizzati ad operare al fine principale di mantenere la Chiesa nella natura di strumento per la salvezza delle anime attraverso l’amore per Dio, e che restino indifferenti ad ogni obiettivo proprio del mondo materiale.

Non è la prima volta che compaiono nella Chiesa gruppi di attivisti che tentano di trasferire l’impegno pastorale sul terreno politico sociale. Ricordiamo i membri del gruppo di sciagurati aderenti alla “teologia della liberazione” che, dicendo di voler operare concretamente per la giustizia sociale, si trovarono per alcuni decenni ad essere complici più o meno consapevoli dei movimenti rivoluzionari del Sudamerica, dei loro omicidi e delle loro violenze. Fu il Papa Santo Giovanni Paolo II a chiudere quella stagione (oggi in fase di riapertura?), chiarendo ai suoi protagonisti e a tutta la cristianità la non compatibilità dei loro atteggiamenti con la permanenza nelle funzioni presbiteriali: sta di fatto che i residui di quella esperienza hanno in larga maggioranza abbandonato le loro funzioni pastorali, scegliendo di continuare fuori della Chiesa la lotta politica già intrapresa, in alcuni casi con tutti i suoi annessi delinquenziali.

Oggi è in corso un nuovo tentativo dello stesso tipo; la differenza è che i suoi attivisti conducono attacchi altrettanto decisi, su fronti diversi. Dal punto di vista dottrinario tentano di stravolgere l’insegnamento della Chiesa su alcuni punti mai finora posti in discussione, talmente noti che è inutile qui ricordarli; su questo fronte, aspetto con trepidazione cosa accadrà al prossimo Sinodo sulla Famiglia. Sulla struttura della Chiesa e sui poteri del Papa è in corso un forte attacco da parte di alcune Conferenze Episcopali, specialmente di Paesi di cultura tedesca, mai totalmente depurate della spinta protestante verso una struttura “democratica” e la limitazione del ruolo del Vescovo di Roma.

La trasformazione della Chiesa in un’organizzazione politica, verso la quale molti cattolici di insufficiente o confusa cultura cercano di muoversi anche senza confessarlo, ha però necessità di una fase nella quale siano portati all’attenzione dei fedeli e dell’opinione pubblica soprattutto i temi sociali e politici, non quelli che sarebbero connaturati con i fini propri della Chiesa, per di più scelti senza tener conto della ripartizione della competenza tra struttura spirituale e organizzazione dei poteri materiali. Le parole del SignoreDate a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio” sono l’affermazione di una regola e di un principio talmente importanti da essere riportate sia da Luca (20, 25) che da Marco (12, 17) e da Matteo (22, 21). Queste parole definiscono un’alternativa dalla quale non è lecito decampare: o ci si occupa delle cose sottoposte al potere di Cristo e dei suoi ministri, oppure di quelle sottoposte al governo degli uomini. Da questa frase le aree di competenza sono definite una volta per tutte, eppure ciò non è sufficiente a contenere l’azione degli attivisti.

Proprio in questi giorni un Monsignor Nunzio Galantino sta imperversando sui mezzi di comunicazione con giudizi sulla classe politica, su singoli uomini politici e sull’attività dell’amministrazione: è certa la sua non competenza, che ha portato Del Rio, col suo aplomb ministeriale, a definirlo “populista”, e il toscano, quindi più sanguigno, Sartori, a definirlo “demente”.

Lungi da me contestare queste definizioni, ma mi chiedo: Galantino attacca i politici come “harem di cooptati”; sapete che in linea di principio sono d’accordo: ma i vescovi? Non è anche Galantino un cooptato? In virtù di quali titoli è stato nominato Segretario della Conferenza Episcopale Italiana? Ha forse superato un concorso? A leggere il suo non molto brillante Curriculum Vitae si ha l’impressione che non sia stato nominato per meriti particolari, ma appunto per cooptazione nell’ambito di un disegno politico preciso.

E poi: la critica ai politici è legittima, ma perché farla solo ora e su un solo tema? Perché di tanti comportamenti di politici Galantino non ha mai parlato? E non ha mai saputo Galantino di politici che vivono in stato di immoralità inaccettabile la loro vita privata, anche nella sua Regione Puglia? Che non rispettano neanche le regole principali del Diritto Naturale? Che sono adulteri, sodomiti, ladri e amministratori nel proprio esclusivo interesse?

Ma se quello del sunnominato è un caso imbarazzante, ce ne sono anche di più gravi, in quanto ad operare sono gli stessi Uffici del Papa. Sappiamo tutti, anche per il silenzio fragoroso che la sta avvolgendo dopo un minimo di obbligatorio e ostentato interesse, che la recente Enciclica “ambientale” ha in concreto due obiettivi. Il primo è politico, cioè arrivare ad imporre un governo mondiale dell’ambiente; condivido in proposito l’opinione di Margareth Thatcher, che considerava tale prospettiva l’estremo tentativo per portare al potere un socialismo già sconfitto dalla storia. Un secondo obiettivo è biecamente affaristico, e consiste nell’utilizzarla come copertura per i loro affari da coloro che traggono ricchi proventi dall’industria fiorente dello sfruttamento delle menzogne; vedi, a tal proposito, tra gli altri, Pachauri e la banda di parassiti che vivono lautamente alle nostre spalle nell’IPPC.

Si tratta di obiettivi che valgono soprattutto a livello internazionale; il metodo è però attivo anche in Italia, dove abbiamo molti soggetti che fanno e distribuiscono quattrini con la scusa della difesa dell’ambiente. Vi vengono in mente Legambiente, il WWF e Greenpeace? Va bene, ma c’è pure qualcun altro: per esempio la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, strumento del fu ministro dell’ambiente Edo Ronchi, ex politico fortemente connotato all’estrema sinistra; la presenza nella Fondazione garantisce alle aziende iscritte una serie di “tranquillità-impunità”. Così, la Fondazione vive e i gestori delle società (e i vertici della Fondazione) prosperano. In tutto questo meccanismo, sia chiaro, la Chiesa non c’entra.

Ma c’entra se due Dicasteri vaticani (il Pontificium Consilium Pro Iustitia et Pace e il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari) si rivolgono alla Fondazione, oltretutto molto connotata politicamente, perché organizzi una presentazione dell’Enciclica con udienza del Papa. La cosa si farà l’undici e dodici settembre prossimo.

La mia domanda è: quanti nuovi clienti porterà a Ronchi l’endorsement della Chiesa e del Papa? E come saranno distribuiti gli utili dell’operazione?

C’è chi parla di una smarronata dell’entourage papalino: affidare l’iniziativa ad una delle Università Pontificie di Roma, ad una associazione ambientalista cattolica o a qualche valida organizzazione scientifica sarebbe stato molto più opportuno, dicono costoro. C’è poi qualche problemino anche sul panel dell’iniziativa, nel quale compaiono i nomi di alcune persone molto discutibili e di scarsa rilevanza scientifica.

A voi il giudizio sull’opportunità e sul merito dell’iniziativa. Sta di fatto che essa, specialmente in quanto è diretta ad influenzare il vertice di Parigi (COP 21) del dicembre prossimo, sembra costituire un’ulteriore invasione dell’area di attività e potere che spetta a Cesare da parte dei farisei e dei mercanti del tempio.

Mi rendo conto della gravità di quello che ho scritto; finora, quando ho avuto qualche perplessità, l’ho espressa in Confessione o nel colloquio con autorevoli prelati. Abbiate pazienza se questa volta non ce l’ho fatta; e pregate Dio perché, nella Sua infinita carità, me ne perdoni.

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