Acqua (supposta scarsità di)

L’estate non è stata particolarmente siccitosa, eppure si è verificato un furore comunicativo sulla certezza di una prossima scarsità d’acqua che può spiegarsi solo con la mania catastrofista dalla quale sono afflitte le menti deboli e gli ignoranti. Forse richiamare qualche spunto di riflessione in argomento potrà essere utile.

La scarsità e la cattiva qualità dell’acqua potabile in molte città, per esempio, non derivano da scarsità della risorsa, che non esiste, ma dalla gestione pessima che in molti casi se ne fa. La responsabilità di questa situazione è in massima parte dei gestori, per lo più aziende pubbliche mal condotte, pletoriche e corrotte. Tali soggetti non sono in grado di portare a termine le attività che analoghi operatori in tutto il mondo compiono regolarmente, approvvigionandosi della risorsa nel modo più adatto alla situazione concreta. Si tratti di procedere mediante adduzione da sorgenti, captazione da falda o da deposito artificiale o di dissalazione, una ben applicata tecnologia esistente è comunque in grado di assicurare la giusta quantità di acqua della giusta qualità a tutti nel mondo. Naturalmente, a condizione che vengano fatti e ben gestiti gli investimenti necessari: che sono ingenti e che possono essere reperiti esclusivamente in una logica di mercato che privatizzi non l’acqua ma la sua gestione, sotto un valido e severo controllo pubblico. Per inciso, in Italia l’acqua è pubblica per legge dal 1903, e solo degli ignoranti come Di Pietro, Grillo, Vendola e padre Zanotelli potevano inscenare il referendum truffa col quale hanno captato la buona fede di tantissime persone ignoranti come loro.

Quanti sanno, poi, che dell’acqua disponibile in Italia circa il 70% è utilizzata – sostanzialmente gratis – a fini di irrigazione in agricoltura? Tra l’altro si stima che larga parte di questa (certamente più della metà) completi il suo ciclo senza avere svolto alcuna efficacia irrigativa; in pratica, arriva sul terreno ed evapora senza essere passata, nutrendolo, attraverso alcun vegetale. Questa acqua, assolutamente inutile per come è gestita, potrebbe risolvere tutti i problemi di scarsità di acqua potabile nelle città, tanto più che è già parte del circuito dell’acqua “gestita”. E pensare che sono ben noti da decenni metodi di irrigazione che consentono, a parità di risultato, un risparmio almeno del 60-70% della risorsa impiegata. Non entro poi, per ora, nell’argomento OGM, che pure è di estrema importanza in questa materia: non mancherà l’occasione per parlarne.

Sull’argomento c’è ancora molto altro da dire, magari collegandoci col dissesto idrogeologico e con gli impegni pinocchieschi di Galletti, sui quali pure tornerò. Qui voglio solo aggiungere che al Meeting di Rimini in un Convegno si è parlato di questo argomento: peccato che i relatori fossero venticinqu’anni in ritardo, dato che hanno basato la costruzione dei loro discorsi su una legge del 1989, oggi non più in vigore, ignorando poi di reclamare come novità l’istituzione dei distretti idrografici, oggetto di una legge del 2006 mai applicata. La legge dell’89, la 183, è poi meglio conosciuta come “legge Passino” perché ebbe come particolare (ed unico) risultato quello di consentire allo stesso ed ai suoi colleghi Segretari delle inutili Autorità di Bacino un doppio stipendio. Oh, e di garantire alla Nomisma cara a Prodi qualche decina di miliardi di consulenze.

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