Olimpiadi? No, grazie!

E così, tutti d’accordo: con l’assenso del Governo, del Comune e del CONI, Roma ha chiesto di essere designata ad ospitare le Olimpiadi del 2024; la stessa richiesta era partita per le Olimpiadi del 2020, ma Monti, facendo l’unica cosa giusta della sua vita politica, aveva bloccato l’iniziativa. La lettera è stata sottoscritta da Montezemolo, Malagò e Marino: trio nel quale si ritrovano una forte attitudine alla realizzazione in piena trasparenza di iniziative analoghe ampiamente collaudata in circostanze recenti, una spiccata capacità nello scegliere collaboratori capaci ed onesti, una lungimirante concretezza nella guida di processi amministrativi complessi. Bravi ed onesti, insomma; premiati con importanti incarichi in quanto efficaci e corretti gestori della cosa pubblica.

L’ultima Olimpiade che non sia stato un totale fallimento è stata quella di Barcellona, celebrata nel 1992, i cui organizzatori dichiararono di essersi ispirati al “modello Roma ‘60”: fare dell’Olimpiade un’occasione per il rilancio della Città. Nel 1960 fu realizzato l’impianto urbanistico ed infrastrutturale sul quale Roma vive ancora, oltretutto con un ottimo rapporto spesa/risultato. Il segreto del risultato sta in una formula semplice: non realizzare opere per le Olimpiadi, ma realizzare opere per la Città in occasione delle Olimpiadi. Da allora, con l’eccezione di Barcellona, ogni nuova iniziativa è stata un disastro: le Olimpiadi di Atene, per dire, hanno contribuito in maniera significativa al tracollo greco.

Per fortuna noi, qui in Italia, abbiamo precedenti recenti di successo (i Mondiali di calcio del 1990 e i Mondiali di nuoto del 2009): molti tra gli stadi del ’90 erano talmente mal costruiti che hanno già avuto bisogno di sostanziosi interventi di restauro, e gli impianti previsti per i Mondiali di nuoto saranno forse pronti nel 2024, naturalmente a un costo molte volte superiore a quello previsto, peraltro già largamente superato prima ancora che gli impianti siano entrati in funzione.

Un ragionamento sulla qualità della gestione, poi, non può prescindere dal fatto che le gestioni commissariali portano inevitabilmente con sé sprechi e ruberie; certo però, nel caso specifico, l’amministrazione di riferimento (il Comune di Roma) porterebbe con sé una tradizione di buona amministrazione, certificata nel tempo: per esempio, i fondi previsti per i Giochi del 1960 erano stati destinati alla gestione del Comune, ma poi furono assai opportunamente recuperati alla gestione del Ministero dei Lavori Pubblici, che a quell’epoca non era ancora diventato una spelonca di ladri.

Molto bene, vorrà dire che avremo al vertice dello staff operativo i finanziatori della campagna elettorale di Marino: Buzzi, Odevaine e Carminati; come riferimenti per la comunicazione le espertissime signorine di Montezemolo; per la parte finanziaria lo staff di Malagò, esperto nel far quadrare contabilità anche plurime in quanto titolare di una laurea in economia.

In questo stato di cose, anche l’analista meno avveduto converrà che sarebbe molto meglio se le Olimpiadi, invece che a Roma, fossero organizzate, magari, a Ouagadougou. Certo il Burkina Faso è uno Stato meglio organizzato dell’Italia, la sua amministrazione è più efficiente e i suoi politici meno ladri.

 

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