Le avventure di Pinocchio

In una nota precedente ho parlato di promesse pinocchiesche (cioè non vere, inefficaci, truffaldine) del ministro (?) Galletti, in riferimento alla situazione di dissesto idrogeologico nel quale versa il Paese. L’aggettivo spregiativo è motivato, come credo che ognuno abbia capito, dal ripetersi degli annunzi di disponibilità finanziarie che poi non danno poi luogo ad alcun effettivo impiego, oltre che dalla impossibilità operativa della stessa amministrazione, da anni priva del Direttore Generale competente.

Proviamo a fare chiarezza su alcuni punti. Innanzitutto il fabbisogno per mettere in sicurezza l’intero territorio nazionale: tutte le valutazioni lo indicano nell’intervallo 45-50 miliardi di euro. Attenzione, però: tale importo sarà sufficiente solo a condizione che venga reso disponibile e speso in una decina di anni, altrimenti servirà solo a porre rimedio parziale agli eventi che si verificheranno, lasciando irrisolti i problemi strutturali. Il costo annuale per il superamento delle emergenze annuali è infatti mediamente superiore ai 5 miliardi, oltre al valore non misurabile delle vite umane perse (varie decine l’anno): la colpa per questi morti grava sulla coscienza degli amministratori che non hanno fatto il loro dovere, mentre per la parte economica ognuno può fare i suoi conti.

In questo contesto, per l’ennesima volta Pinocchio Galletti (che opera da Marino, cioè da commissariato) e il suo socio-complice-controllore Lucignolo Del Rio (nella parte di Gabrielli, cioè Commissario) comunicano il lancio di un piano per la messa in sicurezza del territorio, per circa 1,3 miliardi. A parte l’esiguità della somma rispetto alle effettive esigenze, va detto che del totale previsto solo poco più di 600 milioni sarebbero effettivamente disponibili: per il resto, bisognerà aspettare il bilancio per il 2016, e vedere cosa c’è scritto. Fra l’altro, quanto agli stanziamenti “immediatamente” disponibili (circa 600 milioni), si ha la precisa sensazione che le somme relative siano già state assegnate ad alcuni comuni “amici”, e quindi non possano costituire oggetto di un impegno futuro.

In questo quadro disastroso, c’è la nota comica di Pinocchio, che afferma che per risolvere integralmente il problema del dissesto idrogeologico non basterà la legislatura. Mi permetto di correggere: se ministro continua ad essere Pinocchio, non ne basteranno sei né sette. Mi dicono che La Vedova Scaltra preghi: “Signore, fatemi vedere la realizzazione del piano di messa in sicurezza del territorio nazionale, e poi riunitemi a quell’anima benedetta”.

Tanto maggiori sono le incertezze, in quanto la Direzione Generale competente per il settore è scoperta da oltre un anno, ed è affidata ad un dirigente colpito da infarto, e quindi poco presente “sul pezzo”. Tra quelli che hanno risposto all’avviso diretto a chi volesse candidarsi, sembra siano ancora vivi tre candidati: Giuseppe Bortone, dirigente della Regione Emilia, espressione della politica emiliana; Gaia Checcucci, segretario dell’AdB dell’Arno, matteoliana ma anche renziana, come tutti i fiorentini; e Vera Corbelli, già dirigente dell’AdB del Liri-Garigliano e fresca renziana tramite Cosentino-De Luca. La schermaglia è tutta politica: se Bortone è abbastanza stretto a Casini, il vero dominus del ministero, credo non ce ne sia per nessuno: anche le due donne fanno capo a Renzi, e non so quale sia la più forte. Professionalmente, credo che un candidato valga l’altro, e che siano allineati ad un livello di dignitosa mediocrità.

Giunge anche notizia che Pinocchio abbia sottoscritto accordi con chiunque glielo abbia chiesto. Particolarmente utile gli potrebbe essere quello con l’ANAC per la tutela della trasparenza: giunge infatti notizia che un altro DG, già interessato alla Direzione di cui sopra, sia stato pizzicato dai finanzieri con una disponibilità di oltre 650.000 euro, che si suppone siano frutto di corruzione. Questo signore è stato invitato a dimettersi dal Capo di Gabinetto Carpani, ma l’unico esito della riunione in cui ciò è avvento sia stata una lite talmente furibonda, da radunare nel corridoio gente proveniente da almeno tre piani.

Tutto ciò considerato, Pinocchio non si trova nel Paese dei Balocchi: piuttosto lo vedo in bocca al pescecane.

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