Un viaggiatore, uno sguardo

Il viaggiatore dello spazio che fosse partito dalla Terra cinquant’anni fa, e riatterrasse oggi, si troverebbe in un mondo sconosciuto. La spettacolare avanzata della scienza medica e dei farmaci ha allungato di molto la durata della vita umana e ridotto il numero dei malati; grazie al miglioramento del cibo e degli stili di vita la gente sta molto meglio e vive molto più a lungo; la tecnologia elettronica ha cambiato radicalmente le forme della comunicazione ed incrementato sia dal punto di vista quantitativo che da quello quantitativo la capacità di lavoro e di produzione degli individui; i trasporti privati e quelli pubblici hanno fatto registrare sostanziali progressi; la qualità dell’aria nelle grandi metropoli e nelle aree industrializzate dei Paesi avanzati è migliorata in misura spettacolare;; i ragazzi frequentano la scuola e l’università in maggior numero; e potrei scrivere ancora un lungo elenco di cambiamenti positivi intervenuti col trascorrere del tempo.

Naturalmente, il nostro ipotizzato viaggiatore è italiano, e tornerà nel suo (e nostro) Paese per vedere come si è trasformato durante la sua assenza. Avrà allora una sorpresa non buona: l’Italia infatti negli ultimi cinquant’anni ha registrato uno sviluppo ben inferiore a quello verificatosi altrove, e addirittura su alcuni parametri è arretrata. Poche infrastrutture nuove, solo qualche autostradina marginale; grandi industrie ferme o smantellate; una complessiva e pervadente maleducazione nei rapporti tra privati; una pubblica amministrazione ancor più indifferente di quanto già non fosse alle problematiche dei cittadini; tassi di ignoranza e di maleducazione – specialmente nei più giovani – incredibilmente aumentati; una volgarità radicata e compenetrata, specialmente in quel ceto medio che costituiva una riserva di buone risorse per la nazione: e così via enumerando.

Per vedere meglio cosa è successo, per esempio, prendiamo in esame aspetto ed organizzazione delle città, che dappertutto rappresentano un indicatore importante della situazione. Mentre Londra, New York, Berlino, Barcellona e tutte le altre città importanti del mondo sviluppato si ammodernavano e si trasformavano, a Roma il nostro viaggiatore non avrebbe trovato nulla di nuovo, salvo una maggiore sporcizia ed un incredibile dissesto delle strade; e – per quanto possa sembrare impossibile – una ulteriore, potente avanzata della corruzione. Qualcosina di migliorato avrebbe potuto trovare a Milano, ma ben poco; e tutte le altre città italiane non le avrebbe trovate cambiate se non in peggio. Lo stesso può dirsi per il paesaggio, sconciato in molte zone da un affastellarsi di edifici brutti disegnati da ignoranti, che hanno completamente dimenticato la tradizione di progettazione buona ed elegante che aveva dominato fino ai primissimi anni del secondo dopoguerra. Trovo molto difficile individuare un settore della vita nazionale nel quale il nostro viaggiatore potrebbe aver notato qualche miglioramento o registrato un avanzamento. Vero è che gli ultimi cinquant’anni sono stati per l’Italia un periodo di decadenza, di quelli che segnano una temporanea flessione nel grafico dello sviluppo.

Non è mio obiettivo fare qui l’elenco delle défaillances nazionali: credo però di poter tranquillamente dire che la decadenza della vita nazionale sia in larga parte determinata dalla precipitosa discesa del livello dei suoi protagonisti. Qualcuno oserà paragonare Renzi a Fanfani? Hanno in comune solo l’origine toscana, con la differenza che Renzi viene dai dintorni di Firenze, che certo non rappresentano il meglio. E Alfano a Gaspari? No, di Gaspari si potrà dire che non fosse un uomo di cultura, ma non si può negare che sapesse amministrare. E gli esempi potrebbero essere molti. Il declino dell’Italia rispetto alle altre nazioni è solo stato più rapido e più drammatico; se pensiamo che Renzi è Presidente del Consiglio, e che sono ministri la Boschi, Galletti e la Madia, il quadro apparirà meglio delineato.

In effetti, la caratteristica dominante dei protagonisti della vita pubblica, almeno in Italia, è la loro drammatica mediocrità. Purtroppo lo stesso discorso vale per la Chiesa Cattolica; saltando il confronto improponibile tra Francesco e i suoi immediati predecessori, basta leggere con un minimo di attenzione la recente Enciclica per aver prova che i quadri della Chiesa, una volta distinti da cultura, sapienza e modo di porsi

Infinitamente più raffinato di quelli delle Cancellerie anche degli Stati più importanti, oggi sono modesti esponenti di una burocrazia ecclesiastica che rimastica le opinioni correnti sulla base di suggestioni politico-economiche che pure la storia – e soprattutto lo stesso cattolicesimo – hanno inesorabilmente condannato.

Dopo aver considerato la situazione, possiamo ben immaginare che il nostro viaggiatore rimonterà sul suo razzo e partirà in tutta fretta; riservando un eventuale ritorno a quando le cose saranno migliorate. Vedremo in altra occasione cosa è che deve modificarsi in meglio.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...