85.000 morti l’anno

Gli articoli che scrivo danno luogo ad un certo scambio di corrispondenza con alcuni cortesi lettori, con i quali siamo in genere d’accordo sul giudizio da dare in riferimento a fatti e opinioni riportati dai mezzi di comunicazione. In questo contesto, ricevo dal caro amico Carlo Lombardi, fisico illustre con cattedra al Politecnico di Milano, alcune considerazioni su una recente comunicazione di un inutile e parassitario organo comunitario, l’Agenzia Europea per l’Ambiente. L’AEA piazza l’Italia, attribuendole poco meno di 85.000 morti l’anno per cause ambientali (polveri sottili, composti dell’azoto, ozono, e per fortuna che non ci hanno messo l’anidride carbonica), al primo posto nell’Unione Europea per numero di morti causati da inquinamento atmosferico. Notizia che determina qualche dubbio, e che Carlo Lombardi ha smontato con poche considerazioni di tipo statistico che mi proverò a ripetervi.

Poiché i decessi totali sono in Italia circa 600.000 per anno, i numeri dati dall’UE significherebbero che in Italia una persona ogni sette muore per cause ambientali. Ma occorre tener presente che solo un terzo della popolazione, più o meno, vive in zone inquinate, e quindi risulterebbe che l’inquinamento colpirebbe ben 85.000 italiani sui circa 200.000 morti provenienti da queste zone, provocando quindi un decesso per cause ambientali ogni 2,35 morti in Italia.

Vi pare credibile un dato di questo genere, per di più assunto come veritiero pur in assenza dei necessari, affidabili supporti di studi epidemiologici?

Con la storia del pollo Trilussa docet: le statistiche vanno usate con cognizione e cautela, e vanno interpretate solo da professionisti della materia; in questa categoria non rientrano né i funzionari della AEA, né i giornalisti disinformati che ne riprendono gli sproloqui, né i magistrati. Per quest’ultima categoria l’affermazione appare pienamente fondata anche solo ricordando la vicenda della Radio Vaticana, nella quale a motivare una sentenza ridicola fu posto un dato – asserito a torto statistico, in effetti casuale – relativo a casi di tumore, dimostrato secondo il giudica da due casi riscontrati contro uno statisticamente prevedibile in relazione al numero di cittadini considerato. Ora un numero di casi così basso (due!), come ogni statistico serio può confermarvi, non può essere considerato un riferimento che possa essere utilizzato seriamente a fini statistici.

(Un altro caso di uso distorto delle statistiche si verifica poi, per esempio, nel campo nucleare, quando per semplicità o per errore si assume che una stessa dose di radiazioni distribuita su poche o tante persone produca lo stesso numero di morti).

Comunque la notizia (notizia?) degli 85.000 morti a causa dell’inquinamento e del primato italiano nel settore è comparsa in forte evidenza su tutti gli organi di comunicazione, ingenerando disagio e paura in quegli italiani che se ne nutrono acriticamente.

Tutti i mezzi sono buoni per portare acqua al mulino degli oscurantisti/catastrofisti, e tutti vengono usati; essi seguitano a macinare notizie false e false interpretazioni di notizie vere, al fine di far credere alle fanfaluche che vanno raccontando. Io non ci casco, e voi?

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