Ognuno faccia ciò che sa fare

Veramente straordinaria è la traiettoria percorsa dalla situazione economica e sociale dell’Italia negli ultimi decenni, diciamo dal 1948 ad oggi. Reddito prodotto, struttura produttiva del Paese, assistenza e previdenza ai privati sono cresciuti e migliorati in maniera strepitosa, la sanità funziona molto meglio, l’aspettativa di vita si è notevolmente allungata, ed oggi il dato relativo ci colloca al secondo posto per longevità nel mondo, preceduti dal solo Giappone. Progressi avvenuti tra il 1948 e i tardi anni ‘60, quando il PIL è cresciuto ad una media del 4/5% l’anno, ponendoci al primo posto per crescita in Europa. Dalla fine degli anni ’60 (dal 1968?) questa progressione è calata, e la nostra classifica tra i paesi europei è anch’essa progressivamente calata, assestandosi intorno all’1% fino all’inizio della crisi attuale: quello che è successo poi – la forte diminuzione del PIL negli ultimi anni e la più recente, sostanzialmente illusoria, ipotesi di ripresa, alla quale solo lo sparaballe Renzi fa finta di credere e trova il coraggio di parlare – è sotto gli occhi di tutti. E di fatto, da decenni siamo stabilmente piazzati in fondo alla classifica mondiale.

Cos’è che ha determinato questo andamento? L’Italia era un Paese distrutto dalla guerra, allora e non ora; di risorse naturali siamo scarsi ora, e quelle che abbiamo sono bloccate da gruppi di imbecilli che ne impediscono lo sfruttamento, ma non ne avevamo neanche subito dopo la guerra; il nostro sistema giudiziario è contorto e farraginoso, ma per quel poco che è cambiato è – sia pur marginalmente – migliorato; e potrei proseguire molto a lungo nel dimostrare che la situazione era molto più difficile proprio quando il popolo italiano si rimboccò le maniche, si mise alla stanga e riuscì a portare l’Italia nel gruppo di testa dei paesi del mondo.

Come e perché successe quello che, visto da oggi, appare un vero e proprio miracolo? Nella mia mente la risposta c’è, ed esponendomi allo stupore ed alle critiche dei conformisti imbecilli proverò a comunicarvela.

Alla base dello sviluppo ruggente di quel periodo stanno, secondo me, tre situazioni, che costituirono la premessa per quanto accadde: la poderosa iniezione di fondi e risorse materiali provenienti dagli Stati Uniti, prima come aiuti e poi nell’ambito del Piano Marshall; una classe dirigente valida dal punto di vista professionale ed ineccepibile sul piano della correttezza, che seppe impiegare al meglio quelle risorse; la consistente voglia di fare di tutti gli italiani, tesi a migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie e disposti a fare grossi sacrifici a tal fine, furono le principali radici sulle quali si costruì il “miracolo italiano”.

C’è però un’altra componente della vita politica che, a termini di statistica, mi sembra abbia svolto un’influenza non secondaria. È un fatto che le cose siano andate bene nei periodi nei quali la sinistra era relegata all’opposizione, senza alcuna possibilità di influire sulla conduzione degli affari dello Stato, e siano andate male se la sinistra governava o svolgeva influenza. Se qualcuno giudichi errata questa opinione, e voglia farsi forte della presenza pluriennale di Berlusconi al Governo tra il 1994 e il 2011, sarà facile rispondergli che, se il Cavaliere non è di sinistra, è pur vero che i suoi governi – composti per lo più da ministri e sottosegretari raccogliticci, inadeguati e spesso disonesti – condussero solo assai di rado un’azione amministrativa o politiche veramente liberali, e anzi furono fortemente permeabili alle pressioni che la sinistra esercitò anche utilizzando una burocrazia spesso asservita e il sistema della comunicazione, tramite direttori e giornalisti controllati e ad opinione prefissata. Questo fenomeno, è chiaro, è stato determinato dall’insufficiente preparazione di Berlusconi, dei suoi collaboratori e consiglieri, dei membri dei suoi governi.

E per il futuro? Se non va bene la sinistra e non va bene colui che – ad oggi – è stato l’unico capace di mettere insieme le sparse membra di un centro destra che appare avere grandi difficoltà a rimettersi insieme, cosa dobbiamo fare?

Fornisco la mia modesta proposta di persona libera, liberale e liberista: Berlusconi, che è l’unico capace di vincerle, guidi alle elezioni la coalizione del centro destra, che conta sull’adesione della maggioranza degli elettori italiani; ma non ci si azzardi ad affidargli la guida del governo che sarà formato, alla quale dovrà essere chiamato qualcuno più adatto.

Non se ne vede alcuno? Abbiamo più di due anni di tempo, troviamolo!

Delle amministrative parlerò più avanti. A presto.

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