Una scelta difficile

Scegliere il nuovo Sindaco di Roma? È una parola! Veniamo tra l’altro da una serie di disastri, che spiegano lo stato di degrado della Città: ne analizzerò qualcuno.

Ignazio Marino è stato di gran lunga il peggiore. Amministrativamente incapace, senza una conoscenza di Roma che gli permettesse di abbozzare un programma valido, non è riuscito a svincolarsi dalla banda di farabutti che controlla la macchina burocratica della Capitale. Quando ha provato a inventarsi qualche assessore per sostituire quelli che erano stati arrestati e sfuggire alla morsa dei gruppi politici, invece che un pesce si è trovato appese all’amo due ciabatte scalcagnate: Esposito e Sabella possono formare una bella coppia di vecchie ciabatte, non certo essere gabellati per assessori validi. Oltretutto la situazione di Marino non è stata certo alleggerita da una certa propensione ad esercitare con continuità un’attività che i maligni potrebbero definire da ladro di polli (pranzi, cene, viaggi … ed altro?). Dei problemi della malavita lo considero responsabile solo in quanto non è riuscito a capire quel che gli passava sotto il naso. Mi viene spontanea una domanda: ma nessuno nel PD ha capito nulla? Neanche i referenti nazionali degli assessori e dei consiglieri arrestati? Sarà.

Prima di lui c’è stato Alemanno. Sulla sua esperienza di Sindaco in complesso non posso certo esprimere un giudizio positivo: incertezze programmatiche e insipienze amministrative, infatti, ne hanno condizionato l’operato; un numero inaccettabile di scelte funzionali agli interessi personali (e illeciti) di suoi collaboratori disonesti (per quello che facevano) e ignoranti (per come lo facevano). Anche lui ha lasciato porte aperte alla burocrazia corrotta del Campidoglio ed alla criminalità, facilitate nelle loro operazioni dall’essersi comprata una buona parte dei diretti collaboratori del Sindaco, completando la collezione da tempo iniziata su altro fronte politico. Personalmente reputo Alemanno persona per bene, solo imprudente nella scelta delle persone alle quali affidare responsabilità. Anche per avere passato un breve periodo al suo interno, non posso esprimere un giudizio di assoluzione sull’amministrazione, ma sull’uomo si.

Vado ancora indietro e trovo Veltroni. Il quale non può chiamarsi fuori dai problemi della corruzione, dato che – per esempio – aveva un vice Capo di Gabinetto che si chiamava Luca Odevaine, il radicale di Legambiente passato attraverso l’incarico di assistente del Ministro Melandri prima di approdare in Campidoglio, e che dopo quest’incarico è stato nominato da Zingaretti Capo della polizia Provinciale fin quando non è assurto alle gestione delle emergenze profughi nel Ministero dell’Interno. Va detto però che l’inizio della carriera di Odevaine, così come i rapporti tra la Coop “29 giugno” (cioè Buzzi) e il Comune di Roma datano al periodo della sindacatura Rutelli. Della quale tacere è bello.

Insomma, Roma viene da una lunga serie di Sindaci disastrosi, che hanno mantenuto nei suoi incarichi la burocrazia incolta, accidiosa e corrotta ricevuta in buona parte in eredità. Il disastro attuale di Roma ha quindi radice almeno negli ultimi trenta anni di pessima amministrazione.

Ora è necessario voltare pagina; porre mano alla pulizia ed al risanamento dell’amministrazione; definire un serio e concreto programma di attività funzionali agli interessi della Città e dei cittadini; agire in conseguenza. Opera da far tremare le vene e i polsi; realizzabile solo da una persona di onestà adamantina, dalla volontà d’acciaio, dalla profonda conoscenza della scienza dell’amministrazione, oltretutto dotata di una grandissima capacità di lavoro. Ho detto in altra sede che un tale compito potrebbe essere affrontato con successo da un Fanfani quarantenne.

C’è tra i candidati sul tappeto qualcuno che abbia queste caratteristiche? Penso proprio di no.

Non Fassina, che prima di accingersi a questo compito dovrebbe almeno imparare a parlare italiano; non Giachetti, che in quanto ex radicale ed ex capo di Odevaine dovrebbe prima spiegare molte cose; non la Raggi, che funzionerebbe solo come cavallo di Troia di Previti; non Bertolaso, che dovrebbe operare senza soldi, senza deroghe e senza Anemone, e le tre cose non gli piacciono; non Storace, che è un ottimo candidato di testimonianza, ma non sarebbe un buon sindaco. Marchini? Prima di dare una risposta vorrei sapere come la pensa dal punto di vista politico e da quello amministrativo, e che programmi ha.

In conclusione, il mio desiderio sarebbe di poter votare per una persona onesta e capace, in grado di garantire la formazione di una squadra di collaboratori di adeguato livello, per realizzare un programma che io possa condividere: per esempio la Pivetti. Peccato che, visto che è al di fuori degli impicci e degli imbrogli del lordume politico dominante, credo che non potrò averne l’occasione.

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