Un passaggio difficile

Da troppo tempo noi, persone per bene, ci siamo lasciati gestire da bande o cosche di malfattori, incapaci e persone di cognizioni precarie e di coscienza annebbiata. Questa situazione dura da alcuni decenni – almeno quattro – ma nell’ultimo periodo ha raggiunto livelli di insopportabilità mai prima raggiunti, e neanche ipotizzati. È quindi gran tempo che riprendiamo in mano le sorti nostre e dei nostri figli, incautamente delegate a figuri che ci avevano ingannato con belle parole, e che alla prova dei fatti hanno dimostrato una vergognosa inconsistenza.

Le vicende, ancora in corso, delle elezioni amministrative stanno fornendo la prova di quel che ho scritto. Le vicende ignobili che hanno presieduto a certe scelte, l’impresentabilità di determinati candidati, la totale assenza di programmi credibili, le liti da pollaio che stanno portando alla rovina qualunque ipotesi di successo, rendono molto difficile confermare la propria fiducia ad uno schieramento che faccia capo ai leaders attuali dell’area di destra; lo rendono difficile almeno a quelli di noi che sono convinti che unica prospettiva salvifica per l’Italia sia di essere governata da persone oneste, competenti e capaci, che propongano e realizzino un programma convintamente liberale e liberista, nel quale sia presente una forte preoccupazione per i più deboli.

Poiché la sinistra, almeno nelle sue incarnazioni più credibili, si è emendata di una certa parte dei suoi errori, ma è tuttora carente degli strumenti culturali necessari ad affrontare con successo il compito di rimettere in carreggiata questo povero Paese, sarà necessario che questo compito se lo sobbarchi la destra, pur nella carenza di personaggi credibili e di strutture valide che attraversa.

Ma, l’ho detto, il tempo c’è. Le prossime elezioni si svolgeranno entro la metà del 2017, ma comunque non prima dell’inizio di quell’anno: ci rimangono da otto a quindici mesi per mettere in piedi un programma credibile, e trovare chi possa realizzarlo: l’impresa non è facile, ma possiamo farcela.

Nel frattempo altre scadenze bussano alla porta, in particolare le amministrative a Roma; e la politica è l’arte del possibile, nella misura in cui sia accettabile. E politica, certamente, è anche operare tenendo ben presente la necessità di raggiungere risultati concreti. Queste considerazioni vanno applicate, credo io, sempre e comunque; e così cercherò di applicarle anche alle scelte da effettuare in vista delle prossime elezioni amministrative a Roma. Si tratta di scegliere un candidato per il quale votare, nella speranza di spingerlo ad occupare la principale posizione del Campidoglio.

Nell’area politica nella quale mi riconosco saranno presenti cinque candidati: in ordine alfabetico Adinolfi, Bertolaso, Marchini, Meloni e Storace. Li vorrei esaminare no per uno.

Adinolfi è una persona ammirevole anche per la sua incoscienza, oltre che per il suo coraggio. Ma alle elezioni amministrative il suo partito, monotematico e “di scopo” (di lodevole scopo), credo non abbia alcuna possibilità di ben figurare. Raccoglierà pochi voti di testimonianza, e contribuirà a quella che oggi appare l’unica soluzione possibile: la sconfitta del centrodestra. Potrei votarlo solo per mancanza di alternative praticabili.

Bertolaso è una scelta sbagliata. La fama di realizzatore capace della quale gode si è sviluppata solo in circostanze nelle quali ha potuto disporre di risorse spropositate e di tutte le possibili deroghe legislative; peraltro ha mal gestito queste situazioni di privilegio coinvolgendovi i personaggi equivoci che fanno parte della stessa organizzazione del potere, corrotta e corruttrice, alla quale anch’egli è ascritto. Immediata e necessaria conseguenza di questo comportamento sono i procedimenti giudiziari nei quali è implicato. Bertolaso non potrei votarlo per nessun motivo: extrema ratio, meglio starsene a casa.

Di Marchini non saprei che dire, se non che mi induce una certa diffidenza il suo assetto da fichetto – mi perdoni – di semiperiferia vicino alla scadenza. Ma soprattutto, non saprei su cosa esprimere un giudizio; infatti mancano elementi per dire come la pensa in politica, né se ha un programma per amministrare Roma. Se si esprimesse su questi argomenti, potrei a mia volta esprimere un giudizio ed eventualmente un voto: oggi no.

Meloni: Alemanno era una brava persona, ma digiuna di amministrazione e priva della capacità tecnica necessaria a valutare i collaboratori. Per affetto personale o politico si è circondato di gaglioffi che hanno portato al disastro Roma, lui e la destra romana. Da quel che capisco dell’entourage fin qui conosciuto di Giorgia Meloni, ella corre lo stesso rischio. Peccato, perché la ragazza mi pare determinata e provvista di idee chiare, oltre che di un rapporto solido con l’elettorato romano. Poiché di Lucarelli ce ne è bastato uno e non ne vogliamo altri, vedremo che segnali ci darà in merito ai futuri collaboratori, e ci comporteremo di conseguenza.

Storace è un cavallo di ritorno; anche lui ha avuto qualche problema – superato, fortunatamente – per colpa di collaboratori. In passato ha dato prova di una certa capacità amministrativa, ma con rammarico lo devo dichiarare fuori tempo massimo.

Dei candidati delle sinistre e dei grillini non parlo, perché non posso neanche valutarli ai fini di un possibile voto. Resta una ulteriore possibile scelta: astenersi. Sarebbe veramente triste, ma sarebbe anche necessario se non esistesse – come ora mi sembra non esista – una scelta da abbracciare non dico con entusiasmo, ma almeno con una certa serenità e senza rimorsi.

Un’ultima considerazione voglio fare, in merito a quanto ha dichiarato la candidata Raggi esprimendo la volontà di rinnovare radicalmente i rappresentanti del Comune nelle società partecipate. Ha detto una cosa giusta: io spero che il nuovo Sindaco, chiunque sia, provveda ai rinnovi nei primi quindici giorni di mandato, Per poter disporre di strumenti affidabili e perché possiamo attribuirgli in chiarezza le responsabilità per quanto accadrà.

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