Da Guicciardini a Tempa Rossa

Francesco Guicciardini era un acuto osservatore della realtà, che egli studiava tenendo ben presente la storia, cioè i fatti avvenuti nel passato, pur sapendo che nulla si ripete e che ogni fatto deve essere valutato con esclusivo riferimento al momento in cui è avvenuto e alle circostanze che l’hanno determinato. Sulla base di questo metodo di analisi, egli individuò nel perseguire innanzitutto il proprio tornaconto personale, che il Guicciardini chiama “particulare”, la caratteristica peculiare degli italiani. Secondo Guicciardini, il “particulare” è la molla che spinge tutte le azioni umane: il più delle volte corrisponde al benessere materiale e al potere del soggetto, ma può anche nobilitarsi corrispondendo all’interesse dello Stato, alla gloria, alla fama. Al nostro autore, che si limita a descrivere il risultato delle acute osservazioni effettuate, viene spesso attribuita la qualifica di cinico, mentre egli si limita a descrivere, e non ha nessuna voglia di teorizzare o indirizzare.

Se Guicciardini vivesse oggi, vedrebbe confermata dai fatti la sua intuizione, e potrebbe constatare come gli italiani non siano cambiati, come anzi abbiano rafforzato questa loro caratteristica che in tempi più recenti avrebbe potuto essere definita “piccolo borghese”; li avrebbe potuti vedere affaccendati quasi esclusivamente a fare gli affari propri, della famiglia e degli amici, trascurando qualsiasi impegno a favore dell’interesse generale. E avrebbe potuto riscontrare che questa attività di perseguimento del tornaconto personale viene spesso ammantata da giustificazioni di interesse pubblico, o almeno generale, che sono in effetti solo mascheramenti del grande egoismo diffuso. Le stesse regole di comportamento che Guicciardini individuò negli italiani del suo tempo valgono ancora oggi, e ne è esteso l’uso anche alle organizzazioni ed alle istituzioni, tanto private – ed è grave – che – ed è gravissimo – pubbliche.

Applicare questo schema di ragionamento e di giudizio può fornirci una chiave di lettura della recente vicenda dell’indagine sul famoso emendamento “Tempa Rossa” inserito da Guidi – Boschi – Renzi nella legge di stabilità per il 2015.

In applicazione di questo principio, nell’ambito del perseguimento del loro “particulare”, per esempio, alcune organizzazioni hanno occupato istituzioni di loro interesse. Così, per esempio, il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE), già Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, che con la presenza a ministro di Bersani (1996-1999) vide cambiare (ufficiosamente) il suo nome in Ministero della Confindustria, per motivi che ritengo superfluo spiegare.

Risale a quel tempo infatti l’istituzionalizzazione della presenza di persone dipendenti da società o associazioni che in teoria erano oggetto dei provvedimenti del Ministero nelle posizioni dello stesso nei quali si prendevano le decisioni, e l’insediamento di persone Confindustria, ENI ed ENEL nelle posizioni più delicate. In questo assetto, ENI ed ENEL si preoccupavano degli affari loro, mentre Confindustria curava i temi di interesse dell’industria privata (quella grande), con maggiore attenzione per quelli che stavano a cuore agli industriali più vicini alla presidenza. Ben rappresentati anche i sindacati CGIL-CISL-UIL, a curarne gli interessi (soprattutto quelli dei sindacalisti). Agli altri gli spiccioli, con l’eccezione dei petrolieri di Unione petrolifera, presenti in forze negli uffici di interesse.

La maggior parte dei provvedimenti amministrativi e dell’attività legislativa passa tra le mani di questi signori, i quali occhiutamente controllano che non vengano pregiudicati gli interessi dei loro datori di lavoro, anzi, che ne vengano garantiti gli interessi. In compenso, i vertici dei soggetti beneficiari di questa situazione interverranno poi in favore dei politici più acquiescenti per garantire loro promozioni e ulteriori nomine, o talvolta fornendo assunzioni, promozioni o opportunità di lavoro a coloro che essi segnalano; talvolta altri benefits, fino al limite dei finanziamenti in contanti.

Si tratta, è evidente, di una forma di corruzione articolata e istituzionalizzata; di un conflitto di interessi elevato a metodo organizzativo, capace – come realmente ha fatto per anni – di condizionare pesantemente l’amministrazione dello Stato, orientandone le attività a vantaggio dei mandanti dei manipolatori. Tutto questa situazione è stata “ingegnerizzata” a partire dal primo governo Prodi.

C’è un interrogativo da porsi: come mai si è arrivati a questo punto?

A questo interrogativo una risposta sola: una classe dirigente politica e amministrativa composta da gente incolta, da persone che l’interesse generale non sanno neanche dove sta di casa, ha trovato rimedio alle difficoltà insite nell’amministrare nel delegare scelte, programmi e controlli ad altri: associazioni, industrie, sindacati. Dai rappresentanti di questi soggetti non ci si può aspettare l’impegno al perseguimento dell’interesse pubblico che ai pubblici dipendenti incombe in base al giuramento prestato. Non si tratta peraltro di mascalzoni, ma solo di persone che perseguono l’interesse del loro dante causa senza neanche rendersi conto, probabilmente, della scorrettezza del loro comportamento.

E “Tempa Rossa”? Non mi sembra un grave caso di corruzione; lo definirei piuttosto un esempio tipico dell’andamento degli affari di (anche questo) governo, reso scivoloso dall’imprudenza di chi ha parlato troppo al telefono e dalla disonestà di chi si è approfittato delle notizie di prima mano ricevute in ragione di un rapporto che l’interlocutore riteneva affettivo. Alla fine, un semplice caso di lenocinio.

Nel merito, credo che il contenuto dell’emendamento sia da condividere: c’è però da essere terrorizzati per il modo nel quale è entrato nell’ordinamento, e per l’ignoranza giuridica che i promotori del referendum abrogativo, anche qualche magistrato, dimostrano nell’argomentare per chiederne l’eliminazione.

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Una risposta a Da Guicciardini a Tempa Rossa

  1. gianantonio ha detto:

    Detesto Prodi quanto me stesso. E quindi tutti da Colannino ion giù. Compreso Renzi.
    Ciao.

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