Encicliche, altri discorsi e la sparizione di taluni argomenti

Delle cose inutili o sbagliate le persone per bene tendono a non parlare, un po’ per non perdere tempo e un po’ per non trovarsi costretti ad esprimere critiche. Utilizzando, solo qui, in senso estensivo la definizione “per bene” per comprendere nella categoria anche giornalisti, commentatori, mezzibusti e via sparolacciando, è esattamente quello che sta succedendo all’Enciclica ambientale (ma sarebbe più proprio definirla economico sociologica) “Laudato sì”: alla sua pubblicazione sono seguite le critiche di pochi coraggiosi (subito messi dalla macchina mediatica filo papale o – più spesso – auto messisi in fuori gioco) e un breve periodo di entusiasmo, per lo più strumentale o frutto di un conformismo occhiutamente e pesantemente imposto dalla parte più sbiadita e più servile della gerarchia ecclesiastica; poi, ormai da alcuni mesi, un silenzio fragoroso interrotto solo da alcune marchette e motivato dalla crescente coscienza dello scarso valore del testo pontificio e delle carenze culturali della sua impalcatura. Per quanto riguarda alcuni squallidi complici dell’iniziativa, che ha visto coinvolti diversi tra i meno trasparenti soggetti dell’ambientalismo giurassico, essi preferiscono restare in silenzio a spendere e covare le utilità indebitamente ricavate dalla pubblicazione del documento che li ha beneficiati.

Per dirla come è, o come mi pare, quel testo sembra scritto da uno studente del primo anno di economia non particolarmente brillante, il che ci imporrebbe di non perdere tempo a commentarlo e di destinarne la copia che avessimo in mano ad un rapido e definitivo viaggio verso il più vicino cestino delle cartacce; ma poiché quel testo è stato firmato da un Papa ed è stato diffuso a tutti i fedeli, e poiché come cattolico me ne sento in qualche misura corresponsabile e ne sono anch’io destinatario, la cosa è diversa; ed in effetti ne ho parlato, e seguiterò a parlarne, in altra sede, naturalmente criticandone il contento nei limiti dovuti ad un argomento serio e delicato, ma liberamente. Ho infatti piena consapevolezza della liceità di questo comportamento, che deriva dalla certezza che (1) non si tratta di una pronunzia ex cathedra; (2) che ho analizzato il documento che critico in sincerità e a fondo; (3) che dopo preghiera e riflessione coscienziose ho ritenuto che fosse necessaria una correzione fraterna; (4) che ho valutato che le ragioni delle critiche fossero serie e ben fondate; (5) che il dissenso non mette in discussione né impugna l’autorità docente della Chiesa; e (6) che natura e modo di esternare il dissenso non sono tali da generare scandalo.

Tutte queste condizioni sono quelle che rendono lecita la critica alle pronunzie del Papa, secondo le statuizioni degli Atti degli apostoli, del Codice di Diritto Canonico, del costante Magistero della Chiesa, derivanti dai comportamenti effettivamente tenuti da alcuni grandi Santi nella storia. E, a mio parere, tutte queste condizioni sono state pienamente rispettate nell’elaborazione delle critiche – di contento e di merito – che mi è avvenuto e mi avverrà di formulare nei confronti della “Laudato sì”.

Ma torniamo alle considerazioni sulle eclissi di taluni argomenti dal dibattito generale. Esse vengono determinate dal poco interesse generale verso la materia, o dal poco interesse verso i soggetti che ne sono protagonisti, o – e credo che sia il caso dell’Enciclica – da un complessivo giudizio negativo sulla utilità del dibattito, nonostante l’oggettiva autorevolezza di alcuni tra i partecipanti, in ragione della evidente insostenibilità e della mancanza di corrette basi scientifiche di taluna delle posizioni in gioco. In effetti, credo che il nostro buon padre Galileo avrebbe criticato con severità il testo in questione, e l’avrebbe trovato non in accordo col suo metodo scientifico.

Quando è l’autore di una posizione o di un documento, poi, a favorire l’eclisse di un argomento, ciò significa che egli stesso si rende conto della debolezza delle sue affermazioni. Se ha esperienze di comunicazione, si riterrà appagato del rumore suscitato col renderlo noto, e preferirà non lasciarlo ad un dibattito che potrebbe anche avere conclusioni negative. Si tratta della logica utilitaristica alla quale si richiama la maggioranza piccolo borghese e conformista del nostro Paese.

Moltissime e varie sono le tecniche atte a favorire questa forma di “dimenticanza”, ma è nell’interesse delle persone per bene che questo non accada, perché solo chiarendo fino in fondo i termini di un discorso e la sue implicazioni è possibile arrivare vicini alla verità per quel tanto che ci è possibile.

Tenere vivi dibattito e dissenso è l’unico modo che noi, istituzionalmente e costituzionalmente opposizione, abbiamo per testimoniare la nostra permanenza in vita, e la permanenza delle nostre idee dentro di noi.

 

 

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