Chiesa e partiti: preoccupazioni di un cattolico di base cittadino italiano

L’ineffabile monsignor Galantino, Segretario Generale della CEI, ha dichiarato che l’approvazione definitiva della legge sulle unioni omosessuali “è una sconfitta per tutti”. Sembra l’obbligata dichiarazione di rammarico di Quisling perché Hitler aveva invaso la Norvegia.

Ed in effetti nella vicenda dell’approvazione della legge, se pur singoli presbiteri si sono esposti con critiche coraggiose, il Vaticano e la CEI hanno fatto la parte della bella (?) addormentata, senza assumere iniziative vigorose e anzi fornendo l’impressione di non voler disturbare i manovratori. Con questo atteggiamento, sono stati messi nel dimenticatoio San Paolo con la sua Lettera ai Romani, l’ordinamento positivo della Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica ed il suo insegnamento costante. Addirittura appare essere stata messa in discussione, almeno per quanto riguarda il Matrimonio, la teologia dei Sacramenti, già peraltro pesantemente inficiata da altre opinioni espresse dai vertici ecclesiastici e dallo stesso Papa, oltre che dalla recente Amoris laetitia.

Ma il mio timore di cattolico di base, non coinvolto a nessun titolo nella gestione della Chiesa, coinvolge l’intero modus operandi dei massimi vertici della gerarchia cattolica, che sta slittando verso forme di luteranesimo inaccettate ed inaccettabili col suo trascurare o dare per modificato il Deposito della Verità, e più in generale col suo esprimersi attraverso logiche tipiche delle scienze sociali, che prescindono dalla Fede e sembrano dimenticare la natura dell’unica vera Chiesa, i suoi principi e il suo insegnamento fin qui costante. C’è l’impressione che venga perseguito il consenso di gruppi radical intellettuali molto più di quanto ci si batta per la salvaguardia del Patrimonio della Fede: da questo atteggiamento consegue il progressivo abbandono di parti dell’insegnamento consolidato. Sotto la copertura di una ricerca di forme di governo più democratiche si contrabbandano scelte avvenute in modo non democratico, maturate all’interno di élites autoreferenziali, frenetiche all’acquisizione dell’apprezzamento di eretici, acattolici e laicisti; per me, però, sto con Chesterton, che diceva: “Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, abbiamo bisogno di una Chiesa che muova il mondo”.

Di questo diffuso atteggiamento confusionale dà dimostrazione, tra l’altro, anche la scelta di persone inadeguate per incarichi delicati, clamorosamente dimostrata dal noto processo in corso, e l’affidamento della stesura di testi importanti a soggetti impreparati: si veda il caso della “Laudato sì”, che un bravo studente del primo anno di economia assistito da un seminarista all’ultimo anno avrebbe impostato e scritto molto meglio, e con meno errori, di quanto abbiano fatto i fiduciari del Papa. Considerando il comune sentire dei cattolici, e parafrasando il Sant’Ilario della Contra arianos potrei quasi dire: “Sanctiores corda plebis quam ora sacerdotum”. In definitiva, appare come se questa Chiesa stesse combattendo al suo interno senza riuscire a vincere due debolezze: l’astuzia intellettuale, che impedisce il discernimento, e la viltà del cuore, che impedisce di scegliere amici e nemici. La lotta non potrà non avere buon esito, lo sappiamo dal Vangelo, ma noi che viviamo nel periodo del tribolo siamo destinati ad un duro travaglio. Sia come vuole il Signore.

Da cattolico e cittadino italiano, poi, devo constatare che alla preoccupata disillusione per il comportamento dei vertici della Gerarchia si aggiunge la disillusa preoccupazione per l’assenza dal palcoscenico politico di qualsiasi presa di posizione accettabile in merito alla c.d. “Legge Cirinnà” e ad altri argomenti suscettibili di scelte laiciste. I partiti moderati si sono ben guardati, infatti, dall’esprimere un’opposizione seria allo stesso provvedimento, e soprattutto di puntare le critiche verso il vero punto problematico: non ci si salva certo l’anima negoziando un accordicchio sulle adozioni, quando in esame è un testo assolutamente e integralmente inaccettabile in quanto attenta a valori non negoziabili. Forza Italia e gli altri partiti “moderati”, puntando l’obiettivo verso una tenuta minimale, hanno tradito, tutti, tutte le aspettative: e la non affidabilità su un principio non negoziabile determina, evidentemente, la non affidabilità in assoluto. Consegue, almeno per me, una fase temporale nella quale mi sarà impossibile esprimere il consenso elettorale, semplicemente per assenza di un soggetto politico al quale affidarlo, visto che mai il mio suffragio potrebbe andare ai nipoti di Togliatti, per bastardi che possano essere.

Se qualcuno può essere interessato, a completamento di questo ragionamento gli comunico che questa fase di astensione avrà inizio già con le prossime elezioni amministrative. Del prossimo Sindaco di Roma una sola cosa è certa: non sarà eletto col mio voto.

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