Figli e figliastri, e della Costituzione chi se ne frega

La recente approvazione della legge liberticida che punisce il negare Shoa e un elenco di altri comportamenti simili non può non ripugnare a chiunque ritenga che l’esistenza dello Stato abbia significato solo se a suo fondamento abbia la libertà; a maggior ragione se la libertà e le caratteristiche che la debbono caratterizzare siano oggetto di una formale definizione costituzionale, come da noi.

La libertà – ricordo – esiste solo a due condizioni: che sia non solo formalmente garantita, ma effettivamente esercitata; e che sia garantita ed esercitata nella sua integrità; perché la libertà e una, c’è o non c’è: non ne è consentita una esistenza parziale o l’attenuazione per quanto riguardi taluni specifici campi di azione.

L’articolo 21 della Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Tale diritto è escluso (comma 6) solo per le manifestazioni contrarie al buon costume. L’affermazione del diritto alla libertà di parola e di espressione è ancora rafforzata se si pone in relazione l’articolo 21 con gli articoli 2, 15 e 19.

L’effettuazione di ricerche e di critiche in materia storica, politica o sociale, come la diffusione dei risultati raggiunti, è evidente, non può mai essere manifestazione contraria al buon costume: il vietarla è quindi un comportamento palesemente contrario alla libertà ed alla Costituzione.

Mi chiedo: perché un Parlamento fatto di membri che si riempiono la bocca di libertà arriva ad approvare un provvedimento simile? Come è possibile che i parlamentari non si siano resi conto di quello che facevano? Ho una sola ipotesi di risposta: la mefitica prostrazione alla logica del politicamente corretto, refugium peccatorum di tutti gli imbecilli; né giustifica l’imbecillità il precedente austriaco, almeno giustificato da un più profondo rimorso della coscienza. E poi mi chiedo, facendo uno solo dei molti richiami possibili: perché il martirio di 6 milioni di ebrei non può essere negato, e quello di 20 milioni di ucraini si? Perché gli ucraini sono stati massacrati dai comunisti?

Questo non è un ragionamento antisemita: non è neanche possibile ipotizzare che io sia antisemita, anzi, alcuni amici mi definiscono “sionista”, e se sbagliano non è di molto. Ma dicevano gli antichi: “amicus Plato, amicus Socrates, sed prehonoranda veritas”. Che è esattamente uno dei criteri ai quali tento di uniformare ogni mia azione.

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