Raggi e Appendino: perché

A Roma ha vinto Virginia Raggi, ma soprattutto ha perso Roberto Giachetti: molto bene. A Torino ha vinto Chiara Appendino, ma soprattutto ha perso Piero Fassino: ottimo. E se qualcuno dice che non ha senso apprezzare la vittoria di un avversario, io rispondo: non solo ha senso, ma è doveroso se la vittoria ha luogo battendo qualcuno che è ancora più avversario (a questo proposito voglio ricordare che Giachetti è un ex radicale divenuto comunista, e Fassino un ex Segretario del PDS e dei DS: c’è di peggio?).

Proprio così è avvenuto a Roma e Torino, dove le candidate M5S hanno stracciato i candidati PD. Naturalmente, già il solo aspetto politico sarebbe sufficiente, ma in questi casi concreti intorno ai candidati stracciati aleggia l’odore mefitico generato dalla corruzione, o almeno dalle vicinanze incestuose con una certa imprenditoria. E infatti: vi siete chiesti come mai tutto il demi monde di quei romani che, pur vivendo di usura, amano farsi chiamare imprenditori, era schierato come un sol uomo a sostegno di Giachetti? Vi siete domandati il perché del bruciante interesse dello stesso Giachetti e di tutto il PD per le Olimpiadi, e se questo tante volte non dipendesse dalla prevista ubicazione del Villaggio Olimpico a Tor Vergata, demenziale quanto volete, ma che diventa comprensibile se si analizza di chi sia la proprietà dei terreni destinati ad ospitarlo, e gli importi posti a carico dello Stato per la realizzazione delle infrastrutture necessarie; e se poi volete analizzare più da vicino chi guadagni dall’operazione, fate pure: poi, vi prego, fatemi conoscere le vostre conclusioni, perché possa confrontarle con le mie.

Nella sua traiettoria politico-amministrativa, tanto per dire, il candidato asfaltato è stato Capo di Gabinetto di Rutelli, guarda caso proprio nel periodo in cui il Comune di Roma metteva a punto e poi applicava la normativa interna che prevedeva la concessione di appalti senza gara alle cooperative “sociali”, come la 29 giugno presieduta dal famigerato ex detenuto Buzzi.

Non ho elementi per giudicare, positivamente o negativamente, la Raggi: mi sembra un po’ leggerina, ma si tratta di una impressione rivedibile. E, se bisognerà valutare con attenzione coloro che sceglierà come collaboratori, è comunque vero che – ad oggi – non risulta coinvolta nella melma politico amministrativa fatta di ladri, corrotti e disamministrazione che costituisce la vera sostanza del Comune. Vedremo se riuscirà ad evitare di farsi inglobare, e soprattutto se saprà scegliere con accorta cautela i suoi collaboratori; in proposito voglio ricordare che a determinare il disastro di Alemanno fu proprio la scelta incauta di collaboratori incapaci e corrotti. Il primo banco di prova sarà l’azione sulle aziende del Sistema Roma; e se posso dare un consiglio, la neo Sindaco cacci con la massima urgenza tutti gli amministratori attuali, e non concordi con i soci privati nessuna nomina operativa: si attirerà l’inimicizia del Messaggero (già comunque garantita dall’atteggiamento sulle Olimpiadi), ma anche la gratitudine dei romani.

Conosco molto di meno, naturalmente, la situazione di Torino, e Fassino mi ha l’apparenza di una persona per bene, anche se non posso dimenticare la famosa telefonata “Abbiamo una banca?”; ma sono sicuro che i 23 anni di continuità della amministrazione di sinistra abbiano anche lì costruito un sistema di potere intriso di furti (cauti), corruzione (ben coperta) e disamministrazione (solo sostanziale: le carte in regola!). Pertanto valgano per Chiara Appendino i discorsi già fatti per la Raggi.

Sono questi i motivi per i quali ho sostenuto al ballottaggio, e sono lieto della loro elezione, le due candidate M5S a Roma e Torino, alle quali ho però una cortesia da chiedere: non cedano all’imperante voga, incolta e becera, di declinare al femminile il nome del loro incarico! Ai due Sindaci, nell’interesse di tutti, i più fervidi auguri di buon lavoro.

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