Conformisti, egoisti e ignoranti – 1

Durante una sonnacchiosa giornata estiva di pigrizia mi è ricapitato tra le mani un libro dal titolo accattivante: “Il paese degli struzzi – Clima, ambiente, sovrappopolazione”, di Giovanni Sartori. Si, proprio quel Sartori che fino a poco tempo fa, almeno dal 1990 al 2008, ci annoiava – a volte però suscitando un soprassalto di indignazione – da tutte le trasmissioni televisive. Trovandomi nelle mani un libro vecchio – è del 2011, e se non è vecchio, tale appare, poiché non ha lasciato traccia: ne è vecchio anche l’autore, ma a lui auguro ancora tanti anni – mi è venuta voglia di riguardarlo.

Il libro è intriso del più totale e vieto conformismo, naturalmente costruito su un egoismo potente, e contiene una serie di sproloqui pubblicati dal Corriere della Sera e da talune pubblicazioni di malaffare, alle quali il nostro ha collaborato con alcuni complici. I titoli dei pezzi sono vari, e i contenuti potrebbero sembrare articolati, ma di idee ce ne è una sola: il mondo è uno schifo e diventa sempre più schifoso, perché gli uomini sono troppi e consumano troppo, soprattutto di quello che voglio consumare io; unico rimedio proposto, se ancora possibile, è un severissimo controllo delle nascite e la conseguente diminuzione dei consumi, in modo che ci si possa avviare a una decrescita serena. Frequente è la polemica con la Chiesa, fondata spesso su argomenti pseudofilosofici che intenderebbero negare l’umanità del feto.

Tralasciando la gran quantità di osservazioni possibili, che un testo di questo tipo non merita, mi limiterò ad alcune considerazioni. Le previsioni di Malthus, alle quali il nostro aderisce in pieno, sull’andamento del rapporto tra cibo e popolazione non si sono avverate per due secoli non perché erano in anticipo, e seguiteranno a non verificarsi perché sono frutto errato di premesse sbagliate. Il punto di partenza dell’abate scozzese è che la popolazione aumenta in modo geometrico, mentre la quantità di cibo disponibile cresce in modo matematico. Se questo fosse vero, noi non saremmo mai nati, perché i nostri bisnonni – o al massimo i nonni – sarebbero morti di fame qualche secolo fa.

Invece è certificato dalla FAO, tutto sommato più autorevole in materia di quanto non sia Sartori, che la percentuale di persone che non hanno cibo a sufficienza è in continua diminuzione; e che è del tutto possibile che l’obiettivo di estirpare la fame dal mondo per il 2050 venga raggiunto. Tutto questo in ragione del progresso avvenuto e ancora in corso, al quale – come tutti coloro che si trovano ad avere una mente sclerotizzata e impermeabile anche alla sola idea di cambiamento – Sartori non crede.

L’altra questione è quella del controllo delle nascite e dell’aborto. Il primo punto è superato dai numeri che ce ne dimostrano la non necessità. Per il secondo, va detto che l’approccio di Sartori è quantomeno bizzarro, una bizzarria condita da qualche scorrettezza, come quando cita pro domo sua la Dottrina della Chiesa, che evidentemente non conosce, o San Tommaso, che forse ha letto, ma evidentemente non ha capito.

A dimostrare quale sia la posizione della Chiesa Cattolica sull’argomento, mi permetto di citare San Giovanni Paolo II, che in una celebre Omelia a Washington, alla Capitol Mall, il 7 ottobre 1979, così diceva: «Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata… Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata… Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio… Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano… e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale… Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche… e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell’individuo ma anche per quello della società… Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l’energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia… Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.»

Alla faccia di chi ritiene di poter reinventare a suo piacimento il contenuto del Depositum Fidei.

Et de hoc satis: l’argomento non merita di più; tuttavia …

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