Conformisti, egoisti e ignoranti – 2

Anche se probabilmente si tratta di tempo perso, voglio dire qualcosa su un’altra menzogna-castroneria che si accompagna a quelle elaborate da Malthus e dai suoi epigoni: si tratta dei palloni gonfiati Aurelio Peccei, Club di Roma e “I limiti dello sviluppo”: una persona, una organizzazione e un documento che hanno preso solo cantonate. Anche loro vengono più volte citati dal nostro amico Giovanni Sartori come se fossero oracoli, mentre invece sono solo soggetti pieni di presunzione, che hanno costruito, dandoli per previsioni inevitabili e scientificamente fondate, scenari che non azzeccavano nelle loro previsioni nemmeno un ette: come di regola avviene a chi dice di ragionare in termini scientifici, ma ha mente e occhi obnubilati dall’ideologia.

Il furbo, ascientifico Sartori, alla disperata ricerca di giustificazioni per le castronerie sostenute da lui stesso e dai suoi amici, assolve gli errori dicendo che quello che essi hanno definito sono tendenze, non scadenze; ma sarebbe facile obiettare che, in termini di tendenza, siamo tutti morti e la Terra è finita. Sapere, o anche solo ipotizzare, quando questo avverrà, è un altro discorso. Infatti ragionare in termini di tendenza, specie quando la verifica è al di là dell’orizzonte, è nulla più che un gioco da imbonitori, confidenti nell’impossibilità che si arrivi a verificare quel che accadrà.

Non è utile richiamare adesso tutte le stupidaggini del Club di Roma, secondo il quale le risorse naturali si sarebbero cominciate ad esaurire dall’inizio del XXI secolo: la previsione era esatta; per esempio, per il petrolio, per il quale si verifica la disponibilità più ampia, e i prezzi più bassi, da molti decenni a questa parte; per i prodotti alimentari, mai così abbondanti come adesso; e per la qualità di alcune matrici ambientali, come per esempio l’aria, in costante miglioramento nei Paesi avanzati e avviata nella giusta direzione nel resto del mondo.

Stupidaggini, dunque, quelle dei nostri amici; ma con un minimo di giustificazione, per le pezze d’appoggio su cui si basavano. In proposito riporto da Wikipedia un commento che avrei potuto scrivere io stesso: … i due rapporti realizzati dal MIT per il Club di Roma, pubblicati negli anni della grande crisi petrolifera e nel mezzo dell’unica crisi dei mercati cerealicoli della seconda metà del secolo, produssero immensa attenzione ma l’essenza del messaggio, la previsione che dopo l’anno 2000 l’umanità si sarebbe scontrata con la rarefazione delle risorse naturali, fu sostanzialmente rigettata dalla cultura economica internazionale, compresi illustri premi Nobel quale l’economista Amartya Sen, assolutamente convinti che lo sviluppo tecnologico avrebbe sopperito a ogni rarefazione di risorse. Non avevano valore scientifico le fanfaluche di Peccei e del Club di Roma, ma il fatto che un centro di ricerche accreditato come il MIT, seguendo alcuni sciagurati opinion leaders, abbia propalato la stessa castroneria è un preciso segnale dell’inaffidabilità della corrente principale dell’opinione pubblica.

Grave, piuttosto, è che ancor oggi ci sia chi basa la propria azione in campo ambientale, politico e sociale su una montagna di idiozie; purtroppo però questo avviene, e non solo da parte del povero Sartori, che è – credo io – solo un caudatario incosciente dei cialtroni e degli sfruttatori che dalla disinformazione traggono utili significativi. Tra questi ultimi, evidentemente, sono in prima linea alcune associazioni che con bella sfacciataggine proclamano il loro disinteresse: di alcune di queste parlerò alla prossima occasione; se vi interessa, seguitate a leggere.

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