Ambientalisti, acchiappa allocchi o/e criminali – 1

Ho già parlato, di recente, di Greenpeace, che al di là delle classificazioni formali è una conglomerata presente in oltre 40 Paesi, e che fattura circa 360 milioni di dollari l’anno; che ottiene questi risultati usando mezzi illeciti, secondo quanto afferma l’articolo dell’accreditata rivista “Forbes” dal titolo “Greenpeace è più disonesta e pericolosa della mafia”, pubblicato il 30 giugno a firma di Henry I. Miller. Chi fosse interessato all’intero articolo può trovarlo al seguente indirizzo:

http://www.forbes.com/sites/henrymiller/2016/06/30/greenpeace-more-dishonest-and-dangerous-than-the-mafia/ – 2a38f8c51f44

La rivista è seria, e anche Miller lo è: si tratta di un medico, ricercatore e docente universitario, per 15 anni funzionario della serissima “Food and Drug Administration (FDA)”, agenzia federale degli USA fondata dal Presidente Teddy Roosevelt nel 1906, che utilizza gli oltre quattro miliardi di dollari l’anno del suo bilancio per occuparsi della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici; infatti la FDA controlla farmaci, alimenti, integratori alimentari, mangimi e farmaci veterinari, attrezzature mediche, sangue, emocomponenti ed emoderivati per trasfusioni, cosmetici: una attività seria e importante che presuppone l’estrema serietà di coloro che la dirigono, come a lungo ha fatto Miller.

Senza ripetere il contenuto dell’articolo, a me basterà svolgere qualche considerazione.

Cominciamo da un notizia che vi ho già dato: l’avversità apodittica dell’associazione al golden rice e ad ogni altro prodotto migliorato da interventi di modificazione genica. Il golden rice potrebbe contribuire ad evitare 1 milione di morti e 250.000 ciechi ogni anno in Africa, ma non viene distribuito soprattutto per l’opposizione di Greenpeace, sostanziata da comportamenti di stampo mafioso che prevedono l’utilizzazione di metodi mafiosi, dalla minaccia al sabotaggio, passando per la diffusione di informazioni false fino a vere e proprie campagne di terrore. E soldi, tanti soldi. Così la lobby ambientalista-animalista danneggia le imprese, piega i governi, condiziona (in peggio) la vita della gente, con l’unico scopo di incrementare il proprio potere.

A conferma di quanto sopra, Greenpeace è accusata in un procedimento aperto in base alla legge RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organization act). Per tale legge l’appartenenza ad un’associazione criminale determina la responsabilità per i reati commessi da altri membri della stessa associazione, anche se non si è stati parte attiva. In pratica, tale legge introduce, negli Stati Uniti d’America, la responsabilità oggettiva di una persona associata ad una organizzazione che delinqua, anche se i reati commessi non vengano ascritti alla criminalità organizzata di tipo tradizionale. La fattispecie prevista è stata ritenuta simile all’associazione di tipo mafioso prevista dal codice penale italiano. Greenpeace è sottoposta a questo giudizio per impulso dell’azienda “Resolute Forest Products”, che la ha denunziata documentatone il comportamento illecito per aver pubblicato foto di foreste devastate e per aver attribuito la responsabilità della devastazione alla Resolute, mentre i fatti erano avvenuti per incendi naturali o altre cause non determinate dall’uomo.

Secondo Miller, e secondo la Resolute, è indubbio che tali metodi possano danneggiare l’azienda produttrice di legname, ingiustamente incolpata di reati ambientali attraverso la diffusione di foto e video falsi; ancor più grave, anche se non ancora sottoposto al vaglio della giustizia, è che molti milioni di bambini dei Paesi poveri siano condannati alla cecità e alla morte dal boicottaggio di una particolare coltivazione di riso, operato dall’organizzazione attraverso pressioni sui governi e campagne di disinformazione e di terrore.

A commento dell’articolo è intervenuta Federfauna, l’associazione italiana che riunisce gli operatori che lavorano con gli animali; il suo segretario Filippi ha segnalato come “.. in Italia la situazione sia anche peggiore che in USA: qui da noi le immagini e i video falsi delle associazioni animal-ambientaliste vengono pubblicati dai giornali e dalle Tv nazionali (anche pubbliche, NDR), e queste associazioni hanno dei parlamentari che scrivono leggi per loro e addirittura giudici che scrivono sentenze per loro. Qui in Italia, di mafia siamo più esperti. Purtroppo – ha concluso Filippi – i gruppi ambientalisti e animalisti, proprio come la mafia, si sono costruiti un’immagine rispettabile e positiva ed è molto difficile riuscire a far aprire gli occhi al pubblico. Tuttavia ci si può riuscire con la vera informazione, facendo luce su tutte le loro malefatte”.

Tutto ciò premesso, non stupisce che Henry Miller e Forbes abbiano titolato: “Greenpeace è più disonesta e pericolosa della mafia”: una verità che può ignorare solo chi si sia voluto coprire gli occhi con il prosciutto gentilmente offerto dai vertici della (ma meglio dire: delle) associazioni ambientaliste-animaliste.

Va ricordato che Greenpeace è presente in 40 nazioni con i suoi uffici, con sede principale ad Amsterdam; che è gestita in modo ferreamente centralizzato dai dodici rappresentanti delle sedi che versano più contributi alla sede centrale; che questi dodici personaggi, ignoti ai più, decidono tutto, dalle campagne da attivare all’utilizzazione dei fondi. A questo proposito Der Spiegel in una sua inchiesta di qualche anno fa rivelava che in Germania era operativa una fitta rete di società controllate al 100% da Greenpeace che non comparivano nel bilancio consolidato, per consentire all’associazione di seguitare a mantenere la qualifica di onlus con lo strascico di facilitazioni, anche fiscali, che da tale qualifica deriva.

E pensare che proprio a questa associazione oscura per gli aspetti finanziari e che negli USA sta per essere condannata perché svolge attività malavitose, trasmette i propri documentari sulla rete televisiva della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Un documentario della televisione danese poi, intervistando Frans Kotte, già capo contabile della sede olandese, svelò che molte contribuzioni, per milioni di dollari l’anno, venivano versate direttamente su conti accessibili solo ai dodici, che li utilizzavano per realizzare operazioni speculative (non sempre coronate da buon fine: la farina del diavolo va in crusca) e finanziare gruppi ecoterroristi.

Questo è il mio secondo appunto su Greenpeace: intendo farne seguire altri, sulla stessa e su altre associazioni, utilizzando le informazioni – difficilmente accessibili – che riuscirò a trovare. All’unico scopo di aiutare gli ingenui a sfuggire dalle grinfie di questi vampiri acchiappa allocchi miliardari.

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