Certezze e perplessità

Sono un cattolico, nato a Roma, centro della cristianità, in una famiglia cattolica, cresciuto ed educato nella Vera Fede secondo valori che mi sono sforzato di trasmettere ai miei figli e ai miei nipoti; ho compiuto il ciclo degli studi scolastici in una autorevolissima scola condotta dai Padri gesuiti; ho anche raggiunto un titolo accademico presso una prestigiosa Università Pontificia, tenuta dai Padri Domenicani. Ero sicuro di me, della mia Fede e dell’obbedienza dovuta al Vicario di Cristo ed alla gerarchia della Chiesa Cattolica: e ora mi trovo ad essere addolorato, confuso e sconcertato per gli atteggiamenti che hanno assunto e le attività che vanno svolgendo, con il papato di Francesco e con Papa Francesco, molti esponenti del vertice centrale e dei vertici periferici della Santa Romana Chiesa.

Fanno sobbalzare, per esempio, certe prese di posizione di Conferenze Episcopali importanti (quella tedesca, per esempio) che contestano il primato ed il potere assoluto sulla Chiesa del Vescovo di Roma, fin qui sostanzialmente incontestati dall’epoca dell’eresiarca Lutero; colpisce e addolora la revisione radicale contro la consolidatissima dottrina della Chiesa sul Matrimonio e sulla Confessione contenuta nella Amoris laetitia, che su diversi punti sfiora l’eresia e su altri ne è addirittura sostanziata; e risulta dolorosamente incomprensibile la Laudato sì, nella quale, in un contesto che parla più che altro di cattiva sociologia e pessima economia, nella sostanza si abbandona l’equilibrata posizione antropocentrica sempre tenuta sulle questioni ambientali dalla Chiesa, per dar luogo ad un confuso pateracchio tra istanze paleoambientaliste e pretese di una nuova, insostenibile e non realizzabile, organizzazione mondiale dell’economia.

Di fronte a questi eventi, alla “tenerezza” verso l’eretico Lutero, padre di tutte le falsità e i malanni del protestantesimo, e alle altre manifestazioni, frequentemente ricorrenti e spesso oggetto di sottovalutazione, di distacco dal corpo sempre vivo in sé e per sé del patrimonio della Fede, lo sconcerto di molti cattolici, e anche mio, è forte. Dove sta andando la Chiesa? Cosa stanno facendo il Papa e i suoi consiglieri? Perché di due caratteristiche di Dio sempre considerate equiordinate e inscindibili, la giustizia e la misericordia, la prima è completamente trascurata, e un accento di tanta forza viene posto sulla seconda? La misericordia senza giustizia è sentimentalismo, come la giustizia senza misericordia è formalismo, epperò il Dio infinitamente giusto e infinitamente buono sa conciliare l’una con l’altra. Ma solo l’Onnipotente può conciliarle in una sintesi superiore: a noi incombe l’obbligo di affermare e praticare insieme l’una e l’altra, mai l’una senza l’altra.

Sorge a questo punto un problema: fino a che punto è lecito arrivare nella critica a taluni comportamenti della Chiesa e delle sue gerarchie? E per quanto riguarda il Papa?

A questo interrogativo ho dato una risposta, che – nei limiti delle mie conoscenze e capacità – reputo soddisfacente, e che spero sarà chiara a tutti i lettori; ed è proprio per questo motivo che sono mi sono spinto, con dolore, ad usare con la modestia e con la prudenza richiesta la facoltà attribuita a me come ad ogni altro fedele dal Magistero (ricordo tra gli altri: S. Paolo, che accusò pubblicamente S. Pietro di eresia; S. Vincenzo di Lérins, che invitò i fedeli a riprendere i loro pastori quando errano; Guglielmo da Ockham, autore del Dialogo sul Papa eretico; S. Tommaso d’Aquino in vari punti) e formalizzata nel Codice di Diritto Canonico del 1983, il quale afferma che “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli” (CIC, can. 212 §3). È quanto umilmente cerco di cominciare a fare con questo breve scritto, per il quale aspetto, ma non spero, di essere contestato e ripreso.

Due importanti certezze ci accompagnano nel nostro tragitto terreno: la vittoria finale del bene sul male, e i tremendi dolori, le terribili difficoltà che dovremo affrontare per raggiungerla; dolori e difficoltà originate dal Demonio, che porta confusione ed errore anche all’interno della Chiesa e dei suoi vertici. Personalmente ho la fondata impressione che stiamo vivendo una fase storica durante la quale il Maligno è particolarmente attivo, e tenta di indurre tutti i cristiani, a cominciare proprio da coloro che svolgono le più elevate funzioni, a tradire Dio per servire lui.

Se è così, ci aspettano dolori immensi, che ci saranno inflitti direttamente e che ci verranno dall’assistere all’apparente trionfo del male; di fronte a così gravi prospettive, ognuno deve compiere il proprio dovere con dedizione e costanza, seguendo la parola di Dio e disprezzando quelle dei suoi falsi profeti. Tale comportamento, se attuato e perseguito con fermezza e costanza, sarà la base sulla quale sarà costruita la vittoria del bene e ci verrà elargita la nostra ricompensa eterna, della quale tutti speriamo di essere giudicati degni.

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