Sull’uso di soldi pubblici: le vergogne della RAI

La RAI dovrebbe svolgere un servizio pubblico (è solo per questo che la paghiamo); ciò comporterebbe un equilibrio nella comunicazione di attualità, politica, economica e sociale tra tutte le diverse posizioni esistenti nell’opinione pubblica del Paese, sia in termini di presenze che di contenuti. Purtroppo sono molti anni che questa regola, che è inserita in varie norme, in molteplici atti della Commissione Parlamentare di Vigilanza e nello stesso contratto di servizio in essere tra la RAI e lo stato, viene disattesa. A sensazione di ascoltatore, per esempio, sul terzo canale tra i due terzi e i tre quarti delle presenze e dei contenuti vengono appaltati alle componenti della sinistra governativa (quelli che hanno nominato direttori e giornalisti); tra i restanti sono presenti anche i rappresentanti della sinistra estrema. Insomma, la maggioranza degli elettori, che non è renziana, è bellamente ignorata, e solo sporadicamente alcuni suoi rappresentanti possono far filtrare il loro pensiero, tra continue interruzioni e disturbi.

Di questo quadro complessivo il campione è la trasmissione del mattino (8.00-10.00) “Agorà”, condotta d’inverno dal super conformista Gerardo Greco, e adesso dalle sua seguace Serena Bortone.

Sulle prestazioni dei conduttori – dai quali nessuno è tanto cretino da aspettarsi un minimo di imparzialità o anche solo di correttezza – tacerò; ma voglio informarvi che stamattina lunedì 5 settembre 2016 sono restato di sasso. Dalla voce di un toy boy, tale Diego Fusaro, esimio ricercatore in filosofia in una importante Università milanese (l’Università Vita-Salute: un nome che è tutto un programma) ho sentito parole che il buon gusto ed un senso di pudore anche superficiale avevano da tempo cancellato dalla comune espressione del pensiero. Il ragazzotto ripeteva – senza apparente vergogna – frasi e concetti marxisti che da tempo non si sentivano:

per sentirsi in piena guerra fredda è mancato solo il richiamo alle FODRIA, almeno nel periodo – confesso, breve – nel quale mi ha retto lo stomaco e non ho cambiato programma.

Credo che il de cuius abbia conquistato, con la sua prestazione, il record mondiale tra i portatori di cervello all’ammasso del comunismo, anche se quantità e qualità erano scarse, e poi gli uffici erano chiusi per fallimento della ditta.

E noi dobbiamo seguitare a pagare costi e stipendi a chi organizza e trasmette queste schifezze? È veramente indecente, dico io.

Quanto a Fusaro: so che da poco è responsabile di uno dei blog del Fatto quotidiano: di questo non mi indigno, perché quella testata è finanziata dai soldi dei lettori, i quali del loro possono fare quel che meglio credono: anche buttar tutto nel cesso o darlo al Fatto quotidiano (cambia poco). È per l’uso privato che è stato fatto dei miei soldi confluiti nelle risorse pubbliche che mi indigno.

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