A proposito di un viaggio (riflessioni di un cattolico di base)

Ci sono molte cose che non capisco, che non capite o che non capiamo: alcune naturali, e allora non le capiamo perché ignoriamo le leggi che le regolano; altre che sono determinate da atti positivi di volontà da parte di uno o più uomini: queste ultime non vengono comprese quando il processo razionale che ha portato alla decisione sfugge alla legge della logica, oppure è basato su presupposti non condivisi (e quindi da ritenersi errati).

In questa ultima categoria rientra l’imminente viaggio del Papa in Svezia per partecipare alle cerimonie di commemorazione di Martin Lutero, un personaggio ribelle alla Santa Chiesa; simoniaco non di indulgenze, ma di principi morali; calunniatore della gerarchia ecclesiastica e degli stessi fedeli; che autorizzò e incoraggiò l’espropriazione di conventi e lo stupro di suore; che causò migliaia di morti, distruzioni e devastazioni fornendo ai responsabili una falsa giustificazione religiosa; eversore della disciplina dei Sacramenti; negatore della razionalità come base del libero arbitrio e della salvazione. Molto altro vi sarebbe da dire contro il frate apostata: a me bastano questi ricordi sommari per determinare una potente irritazione nel vedere il Vescovo di Roma, Vicario di Cristo e successore di Pietro, umiliare la Chiesa ed umiliarsi mescolandosi ad una frotta di falsi preti seguaci dell’apostata, uniti tra di loro solo dall’odio contro Roma e contro la vera fede.

Va infatti ricordato che il Catechismo Maggiore – testo che a tutt’oggi fa parte degli insegnamenti della Chiesa e del suo Magistero – alla domanda 129, recita: “Il protestantesimo o religione riformata, come orgogliosamente la chiamarono i suoi fondatori, è la somma di tutte le eresie che furono prima di esso, che sono state dopo e che potranno nascere ancora a fare strage delle anime”; altrettanto va ricordato che di questa “somma di tutte le eresie” Martin Lutero è stato ideatore e primo motore.

Cosa c’è, allora, da festeggiare? La risposta andrebbe chiesta ai contadini tedeschi cattolici massacrati dai principi protestanti nel XVI e XVII secolo, agli irlandesi trucidati dai protestanti inglesi perché non volevano convertirsi alla riforma, ai tanti inglesi che compongono il lunghissimo elenco di persone impiccate o bruciate per la loro fede da Enrico VIII, da Elisabetta e dai loro successori; e ai tanti altri martirizzati dalla riforma per aver voluto difendere la loro cattolicità. Se questi nostri santi fratelli potessero parlare, certo esprimerebbero il loro sgomento nel vedere il successore di San Pietro, la negazione della dignità del quale è uno dei principali punti fermi della dottrina di Lutero, partecipare ad una cerimonia nella quale lo stesso Lutero viene celebrato come uomo di verità e di pace (e sia chiaro che non fu mai né l’uno né l’altro) e si inneggia alla formulazione e alla pubblicazione dei principi falsi e blasfemi da lui formulati.

Bene, confesso di non capire il perché di questa partecipazione del Santo Padre; dal quale anzi, umilmente, mi aspetterei un chiarimento – non a me, ma alla generalità dei fedeli – sui motivi e sugli obiettivi di questo viaggio, che è e più sarà causa di confusione e di turbamento per tutti.

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