La nuova regola: parli chi non sa

È un genio chi abbia una qualche caratteristica di funzionamento dell’intelletto che ne rende la funzionalità migliore di quella della generalità dei suoi simili. Ma non in tutti il possesso di capacità particolari si manifesta nello stesso modo: esistono forme di manifestazione della genialità che operano esclusivamente sul piano razionale della logica o dell’articolazione del ragionamento (come Platone, Tommaso d’Aquino, Kant, Einstein e non molti altri) e altre forme che vengono attivate, in modo preponderante o esclusivamente, sulla base di sensazioni o impressioni extrarazionali: il possesso di tali forme di genialità esclude parzialmente o totalmente l’aspetto razionale, talvolta facendo dell’irrazionalità e dell’asocialità la regola che presiede alla comunicazione e al comportamento (vedi Saffo, Caravaggio, Modigliani e molti altri). Tra queste due categorie estreme, c’è poi un elenco infinito di posizioni intermedie, nelle quali aspetti diversi si compenetrano e si sommano in misure diverse: a questa categoria appartengono per esempio Dante, Michelangelo, Beethoven.

Naturalmente avviene che taluni tra gli individui dotati di forme di genialità irrazionale si avventurino a formulare giudizi, e ciò avviene sempre più di frequente; e, naturalmente, non c’è problema se Celentano o Di Caprio sproloquiano di ecologia, di sociologia o di politica: quello che lascia interdetti è che qualcuno gli dia retta, senza aver prima verificato il possesso, da parte dell’esternante, degli strumenti necessari alla lettura, al ragionamento e all’espressione delle idee. Personalmente nutro molti dubbi che cantanti, attori, disc jockey, compositori di testi teatrali e via dicendo potrebbero superare un esame.

A questo elenco occorre certo aggiungere Dario Fo, l’attore recentemente scomparso e conformisticamente celebrato come genio politico oltre che artistico. La verità è che Fo di politica, e di dinamiche sociali, non ha mai capito nulla; quel poco che riteneva di aver compreso, lo aveva capito male. Tanto vale per la sua gioventù repubblichina, per la lunga militanza a favore dell’estrema sinistra e dei terroristi, per la sua recente conversione grillina. Credo che le sue azioni siano state determinate da un forte spirito di rivolta contro quello che credeva essere il potere (causato da problemi familiari o scolastici, verrebbe da dire) a servizio del quale egli poneva una potente capacità di osservazione e di critica. Ho scritto “potente” laddove ci si poteva aspettare un “penetrante”: non è una svista, perché l’analisi e la critica di Fo sono sempre limitate alla superficialità dei fenomeni osservati, che non vengono mai esaminati in profondità o nel loro vero significato.

Del resto, secondo me il suo successo di pubblico fu determinato proprio dal presentare in modo pirotecnico, intelligente e assai gradevole una visione assolutamente superficiale e conformistica dei fenomeni sociali e politici. Rispetto ai quali, ripeto, Fo non aveva una vera capacità di analisi e di giudizi; altrimenti non si spiegherebbero il suo schierarsi (e addirittura arruolarsi come volontario) nella RSI, né le coperture e gli aiuti forniti ai terroristi, né il suo impegno a favore del M5S.

Del premio Nobel non scrivo: si tratta di un riconoscimento che un tempo godeva di prestigio e considerazione, ma che con talune scelte effettuate negli ultimi tempi (pochi esempi: Gore, Obama, l’IPCC, il presidente colombiano) sta solo dimostrando l’insufficienza culturale dei giudici e il conformistico, servile consenso prestato al politicamente corretto. Dal quale dipendono pure i riconoscimenti a Fo e Dylan.

Già, ancora e ancora la sciagurata iattura del politicamente corretto: la grande sciagura utilizzando la quale un manipolo di mascalzoni che controllano gran parte dei mezzi di comunicazioni tiene in pugno uno stuolo bovino di gente troppo ignorante e accidiosa per ragionare con la testa propria, e trova più facile accettare acriticamente quanto altri hanno pensato o ripetono. Uno stuolo di inetti beoti che si appagano di acquisire notizie sportive o di grattarsi i pruriti erotici; che rappresentano, tuttavia, la maggioranza della popolazione. La mia speranza, anzi la mia certezza, è che poi, alla fine, molti di questi inetti ignoranti sono persone per bene, e al momento di decidere si mettono una mano sulla coscienza.

 

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