Un piccola nota sul presente – Seconda puntata

È da un po’ di tempo che vedo nero tutt’intorno: a parte la famiglia, tutto mi sembra andare male, o almeno secondo traiettorie che non potranno che portare a disastri.

Se la politica, l’amministrazione, l’economia, i rapporti sociali, configurano per l’Italia un disastro che appare globale e difficilmente recuperabile, purtroppo la valutazione negativa dello stato delle cose, fatte le debite differenze, vale anche per l’intero panorama mondiale, e per la situazione della Chiesa. E se della Chiesa da cattolico mi sento di dover dire, trattenendo di molto la lingua, solo che è mal guidata; se del mondo mi risulta evidente lo stato di improduttiva convulsione nel quale si agitano stati e alleanze sotto gli impulsi degli interessi anche delle nazioni, ma soprattutto personali e delle bande dei governanti, arrivando all’Italia non si posso essere così sintetico.

Faccio allora qualche esempio:

– una politica che imputridisce in leziosi scontri per stabilire chi, nello stuolo di personaggi sconfortanti presenti sul palcoscenico, avrà la meglio e farà più favori alla Corte dei Miracoli che lo circonda (vedi gli scontri in atto all’interno del PD, della Destra e di M5;

– l’assenza di un’azione amministrativa onesta, efficiente ed efficace, per l’incapacità, l’incultura e il menefreghismo di coloro che dovrebbero essere servi dello Stato, e sono invece in molti casi profittatori o nullafacenti, e comunque renitenti ad assumersi qualunque responsabilità;

– una cultura di “maestri” che si parlano addosso, sbrodolando castronerie e puttanate (vedi il dibattito sulla cultura in atto, gli ospiti delle varie televisioni e le pagine culturali di quotidiani e periodici);

– l’illegalità che costituisce regola assoluta e generalizzata di comportamento (vedi quasi tutto quello che succede in pubblico e in privato, dagli abusi di potere ai veri e propri furti);

– il sistema di garanzia dell’ordinata convivenza composto da magistratura e forze dell’ordine che vede da una parte molti magistrati tesi solo a fare gli interessi personali o di parte, dall’altra le scarse e male attrezzate forze dell’ordine mortificate da giudici che spesso danno l’impressione di essere costituiti per garantire libertà d’azione ai delinquenti (è sotto gli occhi di tutti, non c’è bisogno di esemplificare);

– l’opinione comune della gente che lascia spazio a conclusioni derivanti dall’ignoranza o dall’imbecillità di chi le elabora e le sostiene (vogliamo vedere un qualsiasi talk show?);

– ogni regola di civili rapporti umani (leggi ”educazione”) travolta dalla volgarità imperante (basta fare un giro in autobus, oppure assistere a un dibattito televisivo);

– l’immediato interesse particolare proprio o degli amici/sostenitori divenuto unico fine delle attività pubbliche e private (a questo proposito non servono prove o verifiche: bastano i resoconti delle attività di Palazzo Chigi o di qualunque altra sede istituzionale;

– il credito anche internazionale del quale godono menzogne e castronerie, specie ma non solo in campo ambientale (su questo punto vedi il volgare Leonardo di Caprio e il suo documentario “Sfera”, costruito su castronerie commissionate a qualche truffatore o gaglioffo che però – va dato atto – sapeva almeno compicciare un film: e se i “negri” che hanno lavorato per Al Gore nel suo documentario equivalente hanno avuto l’Oscar, vedrete che per par condicio lo otterranno anche quelli di Di Caprio, altrettanto volgari e ignoranti);

– la fiducia che viene prestata in qualunque materia, anche complessa e delicata, a sprovveduti, marpioni o bulletti analfabeti quando esprimono pareri su cose che non conoscono (mi viene in mente un certo Fedez, che prima di parlare dovrebbe frequentare tre o quattro volte quella terza elementare dalla quale non credo possa essere stato promosso);

– l’orrido stato qualitativo di quelle che un tempo venivano chiamate “classi dirigenti”, dal bomba fiorentino al guitto genovese e allo sconfortante spettacolo del pollaio della destra (unico onesto Galletti, che ha evidenziato come la sua presenza nel governo ne certificasse la scarsa qualità, nonostante sia sottoposto alla arcigna tutela di Staderini, il quale si è appropriato di tutte le disponibilità economiche del MATTM. E peggiore di tutti la Madia, alla quale non è bastata la presenza nel suo staff del nipote del Presidente della Repubblica per evitare il recente schiaffone della Corte Costituzionale).

Si potrebbero aggiungere ancora molti motivi pensando ai quali il nostro sconforto potrebbe aumentare a dismisura; e questo nonostante la presenza di un sempre più ristretto manipolo di persone intelligenti, coerenti e per bene che cercano di impedire il naufragio del natante sul quale siamo tutti imbarcati.

E chi, guardando alla situazione del Paese, può non accorgersi della dilagante corruzione, del sommo disinteresse al bene comune che ne è la causa, della presuntuosa, immotivata pretesa di pochi autoreferenziati di ritenersi investiti del diritto di tutto decidere, tutto giudicare, tutto indirizzare secondo i loro interessi o uzzoli, dell’ignoranza, della grossolanità, della incapacità operativa – ma anche intellettuale – delle classi “dirigenti”? E il discorso vale anche a livello mondiale, dove un gruppo di cialtroni boriosi, che ne fanno parte per servilismo verso pochissimi, si autoqualifica componente di un’élite elegante e culturalmente all’avanguardia: in effetti succhiasangue parassiti che non hanno mai prodotto alcunché di utile per soggetti diversi da loro stessi. Tra costoro, quanti meno hanno prodotto più ferocemente difendono i loro pretesi diritti: su questo punto ritornerò in altra sede.

Insomma, più ci si pensa meno c’è motivo di essere soddisfatti. Anche se l’ottimismo che ci contraddistingue ci porta ad aver fiducia in un prossimo cambiamento in positivo. In fondo abbiamo superato il comunismo, il fascismo, il nazismo, il ’68, levandoci in piedi e lavandoci da ognuna di queste lordure: ci sono quindi molti motivi per nutrire fiducia nel futuro, se anche stavolta sapremo impegnarci e lavorare nel senso giusto e se meriteremo l’intervento della Provvidenza.

A darci conforto, posso citare il poeta libanese-americano Khalil Gibran: “Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”.

(segue)

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