Memoria politica, verità storica e menzogne

Da settant’anni a questa parte la sinistra (italiana, ma il discorso vale anche a livello internazionale, e riferito ad un intero secolo), i suoi utili idioti e i suoi “comunistelli di sacrestia” compiono errori clamorosi e tengono atteggiamenti ignobili che poi tentano di coprire, mascherando le loro mascalzonate e le loro giravolte mentali con menzogne clamorose e affermazioni intrise di falsità, prive di qualunque parvenza di rispetto per chi le ascolta, e assolutamente spudorate.

Cominciarono subito dopo la fine della guerra, quando volevano che l’Italia non accettasse gli aiuti americani del Piano Marshall; e giustificavano questa avversione dicendo che l’URSS avrebbe potuto aiutarci molto di più e meglio, senza consegnarci a quei guerrafondai (!) di Pio XII e di Truman. Proseguirono con una triplice opposizione quasi in contemporanea, alla CECA, alla NATO e alla CED: che non capissero l’imbecillità di queste posizioni o, capendola, manifestassero l’obbedienza “cieca, pronta e assoluta” a Mosca, da perfetti trinariciuti di guareschiana memoria, poco importa. Sta di fatto che – sbagliando? – essi operavano contro l’Italia e contro il suo futuro, per l’URSS e per i suoi interessi; come poi sempre operarono contro la libertà e contro lo sviluppo economico e sociale del Paese. Gli interessi che in effetti venivano perseguiti erano quelli dettati dal gruppo dirigente di Mosca e dal PCI, anche mediante l’aumento del potere politico dei sindacati, considerati valida truppa da manovrare secondo i soliti interessi. Il loro sostegno non mancò neanche in occasione delle sanguinose invasioni di Ungheria, Germania Est (1956) e Cecoslovacchia (1968): almeno nel 1956, a guidare l’appoggio incondizionato all’URSS fu il giovane Giorgio Napolitano, mai pentitosi del suo atteggiamento. Credo sia anche opportuno ricordare che una giunta di sinistra del Comune di Roma volle intitolare la più lunga strada della città a quel Palmiro Togliatti che, tanto per dirne una, aveva organizzato lo sterminio degli anarchici catalani durante la guerra di Spagna.

Naturalmente la cosa non finì lì, e negli anni sessanta assistemmo – chi voleva accorgersene – alle cineserie e ai libretti rossi degli imbecilli, alla copertura del terrorismo e dei terroristi che facevano i delinquenti, e alla tragica approvazione dello Statuto dei lavoratori: il suo contenuto, assai positivo per quanto riguarda i principi di tutela del lavoro e dei lavoratori, li realizza però in alcune norme che hanno contribuito in maniera cospicua ad affossare la nostra competitività, e quindi ogni ipotesi di sviluppo economico.

Una nuova fase di cantonate, violenze e menzogne della sinistra cominciò con la sonora sconfitta della “gioiosa macchina da guerra” del 1994. Concentrati su Berlusconi, che li aveva inopinatamente strapazzati, gli attacchi, le violenze e le menzogne raggiunsero livelli cui prima di allora si era assistito solo nel periodo degli omicidi rossi e del violento contrasto per stabilire il futuro destino dell’Italia: tra il 1945 e il 1948, quando la sonante vittoria della Democrazia Cristiana, con la sua irreversibilità, pose termine all’alternativa, radicando una volta per tutte il Paese tra gli stati liberi e liberali che rifiutavano la dittatura e affidavano il proprio futuro alle libere scelte degli elettori. Nel 1994 per la seconda volta fu affidata alla democrazia la scelta del nostro futuro.

Nel frattempo, mentre accusava di corruzione e di mala gestione del potere i partiti democratici, il PCI viveva dei soldi di Mosca, dei mal acquisiti contributi imposti alle cooperative ed alle aziende facenti parte del suo circuito, e dei frutti, anche in termini di vere e proprie tangenti, prodotti dalle posizioni di potere territoriale, istituzionale ed economico acquisite.

E la storia continuò: dagli emigranti, trattati prima come fratelli ed ora riconosciuti come il rischio e il grave problema che sono, ad alcune – ancora molto caute – aperture a criticare quei magistrati che si sono finalmente accorti che anche nel PD ci sono ladri e ciurmatori, e che anzi ce ne sono in numero superiore alla media. E poi, il continuo proclamarsi garantisti da parte di coloro (le stesse persone) che fino a ieri organizzavano linciaggi mediatici prima ancora che si conoscesse con precisione il contenuto di un avviso di garanzia; e l’ossessione per definirsi liberisti, loro che hanno vissuto la loro esistenza di vampiri succhiasangue abbeverandosi alle vene attraverso le quali circola il denaro pubblico.

Insomma, menzogne sul proprio passato e sulle qualità degli altri, ripetute e fatte ripetere in modo ossessivo per obbedire alla regola di Goebbels: è più credibile una menzogna grande che una piccola, e tanto più sarà creduta quanto più sarà ripetuta. Del resto, il patto con Hitler per dividersi la Polonia l’aveva firmato Stalin, non Churchill o Roosevelt.

E adesso, volete dare fiducia a chi per tutta la sua vita ha mentito, rubato e si è approfittato degli altri?

Durante tutto il suo percorso sulla via dell’errore, della menzogna e dell’infamia, oltre che sull’appoggio degli “utili idioti” e dei “comunistelli di sacrestia”, la sinistra poté contare sul supporto pressoché totalitario e fortemente fazioso dei giornalisti e dei mezzi di informazione, sulla collaborazione spinta al limite dell’illegalità di magistrati privi di senso morale e allora – come ora – scalpitanti sulla porta dell’agognato potere politico, sul sostegno di mandrie di mediocri (sedicenti) artisti ed “intellettuali” affamati di incarichi, prebende o elemosine, sul conformismo e sulla vigliaccheria della maggioranza dei cittadini per bene che raggiunto il limite di tolleranza, in ragione di un modo d’essere al quale ripugna la violenza, ma anche un impegno politico troppo vivace, si è sempre più rifugiata nel non voto. Da ultimo, un nuovo, impudico strumento si è aggiunto all’armamentario di questi cialtroni: l’uso forsennato e contro legge dei talk show politici o meno (Quelli che il calcio, di RAI 2; Di martedi e Otto e mezzo, su La7; i vari Crozza; Agorà e quella di Fazio su RAI3; ne ho ricordati solo alcuni, ma si potrebbe proseguire a lungo, molto a lungo) che, bandito ogni anelito alla par condicio, sono palestra di castronerie scambiate tra squallidi personaggi adepti del conformismo dominante; nessuna o pochissime partecipazioni  equilibrate, moltissimo ciarpame blaterante, dal qual addirittura emergono frasi e slogan da cigiellino del 1948 o da movimento studentesco.

Altro grande inganno protetto, poi alimentato dalla sinistra, sono il catastrofismo ambientale, tessuto di falsità, e la minchioneria dell’Animalismo (o, come dicono gli ignoranti, dei diritti degli animali) dei quali vivono alle nostre spalle frotte di miserabili incapaci di svolgere alcun lavoro serio: sedicenti climatologi, geologi che non hanno mai esaminato una roccia o scritto una riga, naturalisti farneticanti, e via descrivendo minchioni.

Per di più, incuranti della loro storia e delle posizioni assunte in passato, gli uomini della sinistra seguitano a smentire di averle mai assunte, e anzi rivendicano una lunga tradizione di assai diversi contenuti: sono loro, da sempre, i veri democratici, i veri garantisti, i veri liberisti, e menzogne seguitando. Ma per gestire nel tempo con successo delle bugie è necessario avere la memoria lunga, e sperare che quella degli altri sia corta, altrimenti si può essere smentiti da chi se la ricorda; e questo è tanto più facile oggi che in passato, in ragione di una maggiore e più diffusa quantità di informazioni reperibili: la rete (vedi Wikipedia e simili) mantiene presenti e facilmente accessibili i fatti avvenuti e le opinioni espresse, anche contro qualche tentativo di manipolazione.

Historia magistrae vitae, quindi ognuno di noi deve mantenere in sé, e ricordare agli altri, la verità su quanto ha vissuto e constatato. In questa nota ho tracciato brevi linee su quello che imparavo, in particolare alcuni fatti dei quali sono stato testimone, interessato ad acquisire e catalogare quello che vedevo, ma sul recente passato e sui suoi protagonisti ci sarebbero da scrivere dei volumi; qualcosa è stato già scritto, ma solo pochissimo è caratterizzato dal rispetto della verità: per mancanza di conoscenza, per rimanere nel politically correct o per essere accecati dall’ideologia, gli autori hanno spesso scritto bugie e falsità. C’è da studiare e da scrivere molto, quindi. E prima o poi – ma non finché la sinistra comanderà – anche questo avverrà.

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