Bufale e menzogne dei nipotini di Malthus

( di Paolo Togni 22-01-2017 da “la nuova bussola quotidiana”)

Proseguiamo l’approfondimento su temi e personaggi al centro della discussa e discutibile Conferenza in Vaticano che si svolgerà dal 27 febraio al 1° marzo su “Come salvare il mondo naturale”, alla cui base c’è la proposta del pensiero maltusiano.

Come è universalmente noto, dal “Saggio sul principio di popolazione e su come incide sullo sviluppo futuro della società” pubblicato nel 1798 dal pastore anglicano Thomas Robert Malthus discende una lunga progenie di “maltusiani” che comprende, tra gli altri, Darwin, Keynes, Peccei e il Club di Roma, Ehrlich, il Duca di Edimburgo, l’ONU, Obama, e via andando con miriadi di egoisti sordi e ciechi di fronte ai fatti che realmente avvengono e ai dati che li descrivono.

In effetti, come notò R. W. Emerson, la teoria maltusiana era inficiata da un’analisi incompleta dei fattori in gioco, che non teneva conto dell’incremento della quantità e della qualità della produzione agricola derivante dall’introduzione di nuove tecnologie. In sintesi, Malthus e i maltusiani non tennero conto dell’influenza del fattore uomo sulla produttività, dell’agricoltura ma non solo; né del fatto che i problemi che via via si presentavano sarebbero stati risolti da individui ingegnosi, informati ed inventivi.

Ed in effetti, mentre Malthus prevedeva grandi carestie e milioni di morti per fame entro il XIX secolo, oggi nonostante che la popolazione sia diventata circa sei volte quella del suo tempo (circa sette miliardi e mezzo contro circa un miliardo e trecento milioni), non solo a grandi carestie non assistiamo da molto tempo, ma il numero di persone che mangiano meno di quanto sarebbe necessario è il più basso di sempre: 795 milioni (216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92), secondo il rapporto FAO – UFAB – WFP del 2015.  Settantadue paesi dei centoventinove monitorati dalla FAO nel 2015 aveva raggiunto l’impegno del millennio, cioè il dimezzamento della popolazione sottoalimentata rispetto al 1990. Nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione – che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana – è scesa al 12,9% della popolazione, un calo spettacolare rispetto al 23,3% di un quarto di secolo fa.

Altrettanto positivi sono i dati che definiscono la qualità di vita delle persone: la salute, in particolare dal punto di vista della mortalità infantile e in riferimento alla molto accresciuta e continuamente crescente aspettativa di vita; la disponibilità di energia, cultura, mezzi di trasporto, tempo libero: tutti i parametri rilevati in riferimento a queste situazioni ci dimostrano che mai nella storia dell’umanità tante persone sono vissute così a lungo e così bene come oggi.

Mi aspetto che le rilevazioni future confermino la tendenza fin qui accertata, in barba a Malthus e ai suoi seguaci; in barba cioè alle geremiadi di chi ritiene in progressivo peggioramento lo stato della Terra e dei suoi abitanti. In ultima analisi, infatti, i dati dimostrano che aumento della popolazione mondiale, progresso economico e benessere sono collegati tra di loro ed evidenziano andamenti coerenti.

Basterebbe quanto sopra riferito per dimostrare che la teoria maltusiana, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero sulla realtà se fosse vera, e con tutte le sue varianti, è una serqua di errori, falsità e bestialità: è una sonora castroneria la teoria in sé, sono sonore castronerie le sue applicazioni nel settore delle materie prime (vogliamo ricordare le previsioni sballate del Club di Roma sui combustibili?), le conclusioni che ne derivano, i rimedi eventualmente proposti per evitare o diminuire i danni (erroneamente) previsti.

Oltretutto, la piattaforma maltusiana è quella dalla quale nascono e crescono tutte le posizione catastrofiste/gufiste/iettatorie che tanto infastidiscono, preoccupano e annoiano le persone comuni e di buonsenso, e tanto danneggiano – con le ingiustificate titubanze che generano – la possibilità di un corretto, più veloce e più intenso sviluppo. Del resto, occorrerà pur dire chiaro, una volta tanto, che il catastrofismo è la piattaforma dalla quale si muove la violenta pressione mediatica dei paleoambientalisti con gli interessi connessi e dei conformisti interessati a lucrare qualcosa da un discorso alla moda, seguiti dal pecorume di coloro che non elaborano opinioni proprie.

Ma le stupidaggini di Malthus, nonostante le dimostrazioni numeriche della loro falsità, sono state tenute in grande considerazione per oltre due secoli, e tuttora condizionano scelte economiche e politiche di singoli stati e di organizzazioni internazionali; perché?

Credo che un primo motivo sia l’egoismo che caratterizza la maggior parte della specie umana: se il divisore diminuisce, aumenta il quoziente; se fossimo in meno a dividerci le stesse risorse, ognuno ne avrebbe a disposizione una quantità maggiore. Oltre all’egoismo, credo che vada tenuta in considerazione la diffusa, spesso volontaria, cecità intellettiva verso dati scientifici che confliggono con le vulgate dell’ignoranza: così come i massimi mentitori dell’epoca moderna, Stalin, Goebbels e Mao, riuscirono a creare quello che molti consideravano verità ripetendo con grande frequenza grandi menzogne, gli untorelli del catastrofismo fanno del loro meglio per condurre l’opinione pubblica a credere a ciò che fa comodo a loro. E finalmente, quello che al Catechismo ci facevano conoscere come “rispetto umano”: l’incapacità di esprimere un’opinione diversa da quella dominante, per il timore di essere mal considerati.

Per dirla con linguaggio attuale, credo che a buon titolo maltusianesimo e catastrofismo possono essere definiti come bufale: o, alla romana, delle sòle.

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