Amare e perdonare, ma anche correggere

Non è mai sbagliato sapere con chi stiamo parlando, ed è meritorio qualunque esercizio di memoria che ricostruisca, sulla base di affermazioni sicuramente avvenute, giudizi formulati nel passato.

Sarà quindi utile, credo, richiamare alla memoria di quanti hanno formulato giudizi positivi ed apprezzamento nei confronti del frate apostata, eretico e scismatico Martin Lutero qualche giudizio che lo stesso pronunziò e scrisse nel corso delle sua vita.

Giudizi, certo, non leggeri, né espressi in forma leggera: io ve ne ricorderò solo alcuni, perché cercare citazioni nello stesso senso sarebbe un lavoro troppo vasto e pesante per me: comunque, dalle parole che riporterò scaturisce un quadro abbastanza completo del “pensiero” luterano.

Il Papa del tempo (Leone X, e i suoi successori)? “Escremento del diavolo, capo di una banda di assassini”; il Papato? “Maledetto, dannato, sterminato sia il papato”; tutti i cattolici e tutti gli italiani? “Una banda di manigoldi”; gli ebrei? “anticristi”; Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro, Nicolò Copernico, i teologi di Lovanio? «Asini grossolani, scrofe maledette, sacchi di bestemmie… brodaglia maledetta dell’inferno».

Non male, vero? E ce n’è di più, molto di più, anche sul mero piano dell’insulto. Molto più gravemente ci si comporta, però, quando si negano punti essenziali del Magistero bimillenario – ma soprattutto infallibile – della Chiesa e si attenta alla sua unità, come Lutero fece. Né può essere sufficiente ad emendarsi da questa colpa qualche tenue manifestazione di buona volontà espressa da parte dei suoi successori.

Ora, è vero che per dare un giudizio corretto sul nostro comportamento e regolare quel che dovremo fare nel futuro, dobbiamo anche dire che usare misericordia verso tutti i fratelli, e amarli, è molto più che un dovere: dopo quello di adorare Dio è il Comandamento supremo; e se non bastassero le Scritture a dircelo, poiché come tutti i Comandamenti si tratta anche una norma di diritto naturale, come tale la troviamo già scritta nella nostra coscienza.

Ma Dio, oltre che misericordia, è giustizia, e per giustizia occorre dire quale è l’errore, e chi lo sta commettendo in quel momento, e anche, credo io, dare dimostrazione pubblica della disapprovazione: e questo vale nei confronti di Lutero e dei suoi seguaci, come contro coloro che a fini cattivi propalano menzogne e falsità, per quanto credibili possano essere.

Proprio quello che, da parte di molti esponenti della Gerarchia della Chiesa, mi manca in questo momento e non riesco a trovare. Eppure tanti Santi, Dottori della Chiesa e pastori ci hanno spiegato come e perché sia doveroso correggere i fratelli che sbagliano; e lo ha fatto il nostro stesso Signore Gesù Cristo. Del resto, anche il filosofo pagano Pitagora diceva: “Se non hai un amico che ti corregga, paga un nemico perché lo faccia”.

Sigillo definitivo è la Sacra Scrittura, dove leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8s)”. Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta peccando (cfr Mt 18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna ‐ elenchein ‐ è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5,11).

Ma poi tanti altri: elenco senza pretesa di completezza o di ordine alcuni tra coloro che corressero anche i pastori.

San Giovanni Crisostomo, in “Commento al Vangelo di Matteo”: “Non dobbiamo, …, né insultare né ingiuriare coloro che peccano, ma dobbiamo avvertirli. Non bisogna dirne male e diffamarli, ma consigliarli. Dobbiamo correggerli con l’amore, e non insorgere contro di loro con arroganza. Correggi, certo, però non come se tu fossi un nemico che chiede giustizia, ma comportandoti come un medico che prepara il rimedio per guarire il malato”. San Basilio di Cesarea, in “Regole diffuse”: «Chi presiede la comunità non deve essere il solo a non beneficiare del sostegno fraterno della correzione reciproca, lui che esercita la funzione più pesante». San Bernardo di Chiaravalle (in Francia) rivolto a papa Eugenio III, nel suo “De consideratione” (1150 ca.), gli ricordava che egli era successore di Pietro, non di Costantino, e da tale si doveva comportare. Ma poi Guglielmo da Occam, San Pier Damiani, Santa Matilde di Magdeburgo, Santa Caterina da Siena, che verso la fine del XIV secolo rimproverava al papa Gregorio XI di non stare nella sua cattedra di Roma. E ancora Vincenzo Quirini e Paolo Giustiniani, don Antonio Rosmini e don Primo Mazzolari.

Sigillo definitivo è la Sacra Scrittura, dove leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8s). Di nuovo San Paolo: “Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore.” (1 Timoteo 5:20). E lo stesso Paolo ricorda: “Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare … quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare?” (Galati 2:11-14).

La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di «ammonire i peccatori». E’ importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. San Paolo nella Lettera ai Galati (6,1).  insegna: «Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu». Nel nostro mondo impregnato di individualismo, poi, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità; infatti, persino «il giusto cade sette volte» (Pr 24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1 Gv 1,8).

Occorre però anche ricordare – riprendo Sant’Agostino – che: il presupposto essenziale della correzione è la carità; il fondamento teologico è dato dalla constatazione che Dio stesso corregge colui che ama: in lui si attua il connubio perfetto di una misericordia severa e di una severità misericordiosa, a cui deve ispirarsi anche la nostra pedagogia; il principio universale è “Ama l’uomo, odia il peccato!“: l’uomo non deve odiare il suo simile a motivo dell’odio che nutre per il peccato, né deve amare il peccato a causa dell’amore che nutre per l’uomo; il fondamento antropologico è l’umiltà, legge essenziale del cristiano: esortare all’autocorrezione e alla disponibilità a ricevere la correzione; la fecondità della correzione sta nella preghiera, perché, correggendo, l’uomo fa prima di tutto un servizio a Dio: la correzione va accompagnata alla preghiera e, talvolta, si conclude nella preghiera, nella consapevolezza che è Dio a rendere efficace l’agire umano; il dovere della correzione non è un dovere assoluto, ma relativo alla carità e alle situazioni concrete: vi sono motivi che dispensano dall’obbligo della correzione senza rendersi colpevoli di negligenza (l’attesa di un tempo più opportuno, il dubbio ragionevole che l’aiuto non venga accolto, il rischio di provocare scandalo nei deboli, il timore che qualcuno si perda a motivo della correzione); il ruolo dell’autorità è certamente importante, perché l’essere costituiti in autorità comporta un supplemento di responsabilità nei confronti di coloro che ci sono affidati.

Nelle parenesi apostoliche del Nuovo Testamento si chiede più volte di praticare la correzione fraterna (cf. Rm 15,14; 2 Cor 2,6‐8; Gal 6,1; Ef 5,11; Col 3,16; 1Ts 5,12.14; 2 Ts 3,15; Tt 3,10‐11), ma questi insegnamenti già manifestano quanto la correzione sia difficile e faticosa anche per chi la fa; indicano che per correggere occorrono umiltà e amore sincero; che non bisogna mai sentirsi estranei al peccato dell’altro, mai giudicarlo o ritenersi a lui superiore.

E concludo citando ancora Nostro Signore: “Se tuo fratello pecca riprendilo..” (lc, 17,3)….”Se tuo fratello avrà peccato contro di te, va e convincilo fra te e lui solo; se ti ascolta avrai guadagnato un fratello; ma se non ti ascolta prendi con te una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni” (mt, 15 ss.).

Di queste correzioni si resta in attesa; Lutero è solo uno tra i molti che le meritano, ma ci sono molti al nostro tempo che faremmo bene a correggere, e pubblicamente, perché non si ingeneri confusione: senza prendercela se qualche uomo di buona volontà vorrà correggere noi.

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