Vecchi amici e stomaci acidi

Ho conosciuto Raffaele Tiscar: negli anni ’80 era un giovane, irsuto deputato di Firenze, targato CL, nella Democrazia Cristiana; in politica non ottenne particolare successo, e passò a rappresentare una multinazionale delle acque.

Dopo qualche tempo, l’ho ritrovato dirigente della Regione Lombardia: dirigeva l’ufficio che controllava i servizi a rete, dei quali fa parte il servizio idrico. Più avanti passò a fare l’assessore.

Lo persi di vista per qualche tempo, poi seppi che era diventato vice segretario generale alla presidenza del consiglio, con Renzi. In quel tempo ero radicato nell’Università di Perugia, ed avevo un problema da rappresentare alla Presidenza per una questione che la riguardava. Gli telefonai chiedendogli di parlarne, e cortesemente venne a casa mia a prendere un caffè. Risolto in poche battute l’argomento principale – che trovò esito alla maniera renziana: promesse, assicurazioni, garanzia di informazioni e nessun risultato concreto – iniziò una simpatica chiacchierata a campo libero. Raffaele mi parlò dell’impreparazione e della mancanza di professionalità di quelli del giglio magico, della mancanza di sintonia e di fiducia tra Presidente e Segretario Generale, della sua sfiducia nelle prospettive di Renzi e del suo governo: confesso di esser rimasto sorpreso da un atteggiamento che poteva sembrare disfattista nei confronti della amministrazione di appartenenza.

Di Tiscar ho avuto ulteriore notizia quando – molto recentemente – è stato nominato Capo di Gabinetto al ministero dell’ambiente. Io stesso ho ricoperto quella funzione per cinque anni, ottenendo risultati tutt’altro che trascurabili: ne ho riportato danni fisici irreversibili, il ricordo di alcuni collaboratori straordinariamente validi messi nel dimenticatoio, di alcuni incompetenti o lavativi attualmente in gran voga, e un credito di euro 1887,60 – derivante da sentenza della Corte dei Conti come rimborso spese per una denunzia temeraria avanzata contro di me dal ministero, definito esecutivamente nel 2012, per liquidare il quale l’Amministrazione mi ha comunicato di non avere soldi; credo che non arriverò mai ad incassarlo: pazienza, vuol dire che la somma andrà in beneficenza per una amministrazione che, un tempo florida, oggi attraversa grave ristrettezze. Tanto si fa in nome di una vecchia amicizia.

Da una presenza così lunga e soddisfacente nell’incarico, evidentemente, mi sono restati contatti ed amicizie (la mia messa al bando da parte di qualche successore imbecille evidentemente non ha riscosso un successo totale); tra altre, mi è arrivata la singolare notizia della sparizione di un prezioso vassoio d’argento dalla Segreteria del Ministro, che ben si prestava ad un commento. Che puntualmente – spiritoso e accattivante nei limiti delle mie capacità – scrissi e pubblicai subito, facendo notare che la presenza di Tiscar univa due episodi di sparizioni di beni: il vassoio del Ministro e i Rolex della Presidenza, anch’essi – da notizie di stampa – spariti di recente. Naturalmente mettevo nella giusta evidenza che si trattava di una mera coincidenza, invitando però a non trasferire Tiscar alla Banca d’Italia, dove non sono custoditi vassoi né orologi, ma la riserva aurea dello Stato.

Il pezzetto aveva evidentemente solo l’obiettivo di divertire, e così mi pare che l’abbia inteso la maggioranza dei lettori; non però Tiscar, che mi ha inviato un messaggio poco educato e ancor meno brillante, contenente riferimenti alla pesantezza del cibo da me ingerito. Caro Lele, le mie dimensioni dimostrano che a mangiare pesante sono abituato da sempre: mi sembra invece che sia tu a dover fare attenzione all’acidità di quello che ingerisci. A meno che la frequentazione con Renzi, Boschi, Lotti et similia non ti abbia rovinato lo stomaco in maniera irreversibile.

Tanti auguri comunque dal tuo (ancora?) amico Paolo.

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