CONSIP: un’esperienza personale

Che dal sistema CONSIP sarebbero nate note assai dolorose era evidente a chiunque, dotato di un minimo di comprendonio, ci si fosse trovato ad avere rapporti con quel mondo. Perché il marcio della situazione non sta in uno o più dirigenti che scremano ai fornitori un po’ di euro dai contratti: il marcio sta nella struttura, nell’organizzazione e nel modus operandi della società.

La CONSIP nasce come centrale di acquisti centralizzata a favore delle pubbliche amministrazioni; la metodologia d’azione individuata avrebbe voluto essere semplice: rilevare le esigenze di forniture di beni e servizi necessari alle PPAA per svolgere la loro attività istituzionale; procedere alla definizione di prezzi e termini per il loro acquisto, facendo leva sulle dimensioni degli affari per tenere bassi i prezzi e diminuirne nel tempo l’importo unitario; consentire ai destinatari finali di acquisire quanto necessario sulla base della convenzione CONSIP-fornitore scaturita dal procedimento ad evidenza pubblica bandito allo scopo.

L’idea partorita da Ciampi, che ideò il sistema da ministro dell’economia nel 1997, era semplice, ma la semplicità poco si addice a chi mesta nel torbido: davanti al volume di affari previsto, i mestatori non erano disponibili a fare solo i passacarte; ricorsero allora al più vecchio trucco della burocrazia: rendere le regole talmente complicate da poterne poi dare l’interpretazione più utile. In concreto questo significò organizzare procedure di gara tali per cui nessuno tranne gli addetti ai lavori avrebbe potuto dire quale era stato il risultato del procedimento; e creare una rete di personaggi che fossero di riferimento per i manipolatori, e che di fatto divenissero i veri manovratori del sistema, schierandosi di volta in volta a fianco di un concorrente e garantendogli – naturalmente a caro prezzo – l’esito positivo. Tutto ciò nonostante che la legge istitutiva vincoli la CONSIP a organizzare procedure semplici e di facile comprensione.

Di tutto quello che ho scritto ho esperienza diretta, in quanto dal 2009 al 2011 sono stato al vertice di un’azienda pubblica – la Marco Polo SpA, partecipata pariteticamente da AMA, ACEA e EUR – che aveva presentato alla CONSIP l’offerta migliore per una gara di facility management (si, la stessa attività per la quale concorrevano e concorrono Romeo, Cofely, Manutencoop, CNS ed altri soggetti). La gara non era stata ancora assegnata, pur essendo trascorsi diversi mesi dal completamento della valutazione delle offerte.

Ma la mancata assegnazione delle gara non era l’unica singolarità della situazione che riscontrai. Da un’indagine esperita con delicatezza, risultò che, ad iniziativa del precedente AD, il CdA di Marco Polo aveva stipulato un accordo (molto riservato) con una società privata con la quale cedeva a quest’ultima, praticamente senza contropartite, le attività di sua spettanza previste dal bando; la cosa singolare era che il responsabile della società cessionaria era anche membro del CdA di Marco Polo, nonché uno dei consulenti “introdotti” alla CONSIP dei quali ho già parlato.

Tale accordo fu dichiarato da me, unilateralmente, nullo e inefficace; seguirono minacce e pressioni di vario tipo, tra le quali: 1) quelle avanzate dal titolare/mediatore: a Marco Polo il contratto non sarebbe mai stato assegnato; oltretutto Marco Polo sarebbe stata trascinata in Tribunale da richieste di danni stellarie 2) quelle dei concorrenti: la ditta seconda classificata avrebbe presentato ricorso. Ad un mio atteggiamento di fermezza rispose l’abbandono delle pressioni dirette non l’intralcio frapposto dai vertici della struttura (collusa? Giudicate voi, tenendo anche presenti le circostanze attuali, le incriminazioni, le confessioni e quant’altro), che mi parvero operare secondo schemi non nuovi.

Alla fine Marco Polo ebbe il contratto, ma solo perché delle fondate considerazioni giuridiche da me avanzate fu tenuto conto – senza alcuna contropartita – dall’AD del tempo, il dottor Broggi, che si impose alla struttura. Per quanto mi riguarda personalmente, di lì a poco i consiglieri nominati dagli azionisti (Mancini per EUR, Staderini per ACEA e Panzironi per AMA), respingendo il nuovo piano di attività da me proposto e sul quale fino a poco tempo prima erano d’accordo, mi misero in condizione di dover lasciare l’incarico; poi Marco Polo abbandonò il contratto e finì in liquidazione.

Capirete quindi perché non sono rimasto affatto stupito da quanto sulla CONSIP è venuto fuori; né lo sarò dei fatti che, se gli inquirenti non si fermeranno o non saranno fermati, emergeranno ulteriormente: essi corrispondono ad un modus operandi nel quale organizzatori ed operatori sono alcuni dirigenti CONSIP, disponibili a far favori non gratuiti a determinati politici o imprenditori segnalati da politici, purché li lascino tranquilli a farsi gli affari loro.

È vero, il mondo è cambiato: c’era un tempo nel quale i politici imponevano ai burocrati i comportamenti che gli interessavano: oggi sono i burocrati, se vogliono, a compiacere qualche politico lasciandogli le briciole.

Che ci volete fare, i tempi cambiano.

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