Una lettera

Ho ricevuto dall’amico Ingegner Pietro Berna una lettera interessante, che mi piace pubblicare, perché mi pare che rappresenti bene l’atteggiamento di una persona per bene che ha ben lavorato per lo Stato. Eccola di seguito:

Caro Professore,

il Tuo scritto sulla CONSIP mi ha risvegliato dalla memoria del passato alcune considerazioni di cui Ti partecipo. Fu l’esperienza della Commissione Speciale VIA che ci fece conoscere. Tra le “specialità” che quella Commissione ha avuto v’era quella, tanto criticata da sinistra, dei tempi brevi. In realtà, i tempi “speciali” si dimostrarono congrui e sufficienti al ben operare, visto che tutte le volte che la Magistratura amministrativa fu chiamata a pronunciarsi (112, se la memoria non mi inganna) non trovò mai niente da censurare. Per altro chi aveva pensato quella “specialità” era stato innovativo, per le abitudini correnti al momento, ma in realtà non era la prima volta che nei pubblici affari si adottavano procedure veloci. La Tua origine, come del resto la mia, sono toscane e, di conseguenza, mi perdonerai se con un certo orgoglio campanilistico rivendico la bontà della legge del 1865, che fu ispirata da Bettino Ricasoli, anche se non ne fu firmatario, sulla falsariga di quanto egli aveva praticato come servitore del Granduca Asburgo Lorena. Il presupposto di quella legge era che si sarebbe dovuto spendere a fronte di esigenze pubbliche. In realtà oggi, al contrario, l’abbondanza dei pubblici appalti risponde ad esigenze di spesa, cioè di elargizione di pubblico denaro, senza curarsi troppo delle esigenze della Collettività, naturalmente dichiarando le migliori buone intenzioni. Qui a Firenze subiamo la prova provata di questo dato di fatto.  Abbiamo e subiamo le disgrazie di ben due progetti infrastrutturali, naturalmente destinati alle “migliori sorti e progressive” del popolo, non solo fiorentino. Mi riferisco al progetto delle tramvie e al sottoattraversamento ferroviario con annessa stazione (in realtà sarà una fermata) dell’alta velocità. Stiamo ragionando di due opere il cui costo a consuntivo assommerà ad almeno 6 miliardi di euro.  Opere approvate nell’altro secolo e che forse saranno ultimate nel 2020! Opere che sono nello stesso tempo un assurdo trasportistico ed un assurdo urbanistico. Però … costano tanto e, ancor meglio, durano, durano …

Nello scriverTi, m’è tornato alla mente, nel merito della CSVIA, un episodio legato ad un’opera in cui fui chiamato a svolgere la mia attività di commissario verificatore: il nuovo Passante di Mestre. Quest’opera iniziò il suo iter autorizzativo con la CSVIA e, di fatto, fu terminata poco dopo la fine della CSVIA, in anticipo sul previsto, a proposito dei tempi “speciali”.  Ma, come saggiamente hai notato, i tempi sono cambiati. Quando e come sono cambiati? Il porsi questa domanda mi porta alle considerazioni che Günther Anders ha bene argomentato nei suoi due volumi de L’uomo è antiquato. Il predominante e autonomo potere della Tecnica ha fatto sì che il concetto del “buon operare” dall’essere legato al risultato prodotto, com’è stato per millenni, basti pensare alla Dottrina di Santa Romana Chiesa, sia passato ad essere collegato al rispetto della “procedura” che il sovrano Tecnica ha imposto. Oggi, guardando com’è ridotto il mondo del lavoro, il Giovanni Faussone di Primo Levi, che sentiva il piacere del lavoro ben fatto ed il gusto delle proprie capacità messe alla prova, è fuori del tempo, cioè è antiquato. Ed invece, qui sopra ho ricordato fatti ben concreti. Al di là delle definizioni burocratiche cosa ha avuto come caratteristica la storia quotidiana della CSVIA tale da essere, in concreto, speciale? Tutto il gruppo dei commissari, con tutta la struttura di contorno in conseguenza, hanno operato lavorando “per obiettivi” e non per “procedure”, che sono state correttamente seguite. Infatti, c’è stato chi ha annotato come quello sia stato uno dei rari casi in cui la PA ha fornito un esempio di efficienza in tutta la Storia dell’Italia unita. In altre parole, un difetto strutturale della PA attuale consiste nell’organizzazione del lavoro “per procedure”. Invece lavorare per obiettivi, tra l’altro, rende il lavoro più lieve. Traendo dai ricordi, sorprese il sottufficiale della Guardia di Finanza, che aveva l’incarico di controllare gli accessi a quell’ala del Ministero, che ci fosse qualcuno al lavoro anche di sabato.

Un altro elemento che concorre a concludere che i tempi sono cambiati (purtroppo!) è la mutazione della scuola. Da strumento di produzione di sapienti è stata trasformata in luogo di intrattenimento per fanciulli e fanciulle ai quali è bene insegnare il meno possibile. E che ciò sia contro natura è testimoniato dal fatto che ancora qualche mente, addestrata e fortificata a pensare, resta. L’ultimo tragico evento del ponte sull’autostrada A14, precipitato sopra dei malcapitati, indica che non ci si pone più la domanda: cosa succede se? E, di conseguenza, non si cerca la risposta. E la responsabilità, al di là del Codice Penale? Quando mi sono trovato commissario speciale, più d’una domenica mi sono recato in Ognissanti, fermandomi a metà della navata per pregare. Lì, con a destra il S. Agostino del Botticelli, ho pregato il Supremo che mi illuminasse e il Santo che non mi facesse mai mancare il dono del dubbio per poter bene adempiere al mio incarico.

Un cordiale saluto.

Pietro Berna

 

Pietro Berna, fiorentino, è laureato in Ingegneria al Politecnico di Torino. Ha operato nel settore delle telecomunicazioni, poi entra nel mondo della libera professione come consulente nel campo dell’uso razionale dell’energia e dell’ambiente. Ha avuto incarichi di docenza in master delle Università di Pisa e di Firenze. In ragione delle attività svolta, viene chiamato a far parte della Commissione Speciale di Valutazione d’Impatto Ambientale per le Opere Strategiche (in sigla: CSVIA) della cosiddetta Legge Obiettivo. Impegnato nell’attività sindacale delle libere professioni, è attualmente membro della Commissione dei Soggetti Professionali della Regione Toscana.

 

 

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