Legge elettorale, Costituzione e insufficienza della classe politica

E le elezioni? In sostanziale assenza di una legge elettorale, che contro lo spirito della Costituzione e l’esplicita volontà dei Costituenti molti vogliono coerente per Camera e Senato, sarà difficile che vengano celebrate prima della scadenza naturale della legislatura. Così sta governando l’ectoplasma Gentiloni, ombra del governo sonoramente bocciato dagli italiani il 4 dicembre 2016.

Quando scrissero la Carta fondamentale dello Stato, i membri dell’Assemblea Costituente vollero dare vita ad uno Stato fondato su un parlamentarismo bicamerale, formato da due Camere distinte tra di loro per durata e per elettorato; differiva completamente anche la base territoriale, che per il Senato veniva stabilita nella dimensione regionale, mentre aveva base nazionale per la Camera. Questo fatto spiega agli incompetenti perché ci sia – e debba continuare ad esserci – il premio di maggioranza calcolato su base regionale per la Camera Alta. Le pretese di una legge elettorale “coerente” trovano un senso solo per garantire comunque una forma di governabilità, quando non la garantisca la volontà popolare. Parlare di esigenze democratiche appare proprio fuor di luogo.

È solo l’incapacità a svolgere un’analisi complessiva e complessa che valuti qualunque ipotesi o proposta in questo campo alla luce delle necessità di organizzare le istituzioni che porta alle proposte “semplici” che da più parti vengono avanzate. La mancanza di raffinatezza intellettuale che le contraddistingue testimonia l’insufficiente qualità della preparazione politica, istituzionale e storica (i.e. culturale) della attuale classe dirigente in tutte le sue componenti, dall’alto al basso.

Sarà il caso di ricordare che uno dei problemi politici da tempo dibattuti riguarda il rapporto tra volontà e aspirazioni della società e comportamenti/decisioni dei corpi istituzionali delegati; stante la complessa articolazione delle prime, una scelta semplificata rende per lo meno più approssimativa la rispondenza tra le prime e i secondi. La presenza di due Camere elette con sistemi elettorali diversi allora consente – o determina – una maggiore adesione delle istituzioni elettive alla volontà dell’elettorato, che mal sopporta di essere cristallizzata da un metodo caratterizzato da grande semplicità; o vogliamo dire rozzezza?

La saggezza dei costituenti cercò di dare risposta a questa esigenza, e di adeguare la rappresentanza alla volontà popolare differenziando le due Camere, per durata, per base elettorale e per territorio di riferimento; ben presto le esigenze di semplificazione però spinsero ad una conformità nella quale andarono persi i valori che i costituenti avevano voluto affermare.

È indubbio che due Camere elette nello stesso modo risulteranno uguali tra loro e con maggior tendenza a garantire una governabilità nella quale esista una forma alquanto rozza di rispondenza alle esigenze ed alla volontà degli elettori; ma, se di recente la stragrande maggioranza degli elettori ha respinto il progetto del governo per riorganizzare la rappresentanza politica in forma unicamerale, ciò significa che il disegno non trova condivisione, e che per seguire correttamente la volontà popolare espressa nel referendum del 4 dicembre occorre mantenere una distinzione tra le due Camere.

E la governabilità, allora? Garantire il governo del Paese è il compito primario della politica, e dei politici. Compito duro e difficile: e chi è in grado di adempierlo, nel quadro attuale? Non chi pensa a riempire ogni possibile spazio di potere con gli amici coi quali al paese faceva notte in piazza chiacchierando di calcio e scherzando sulle ragazze; non chi dichiara di voler finanziare il mantenimento degli animali domestici, e si dimentica di quello dei bambini; non chi dia segni evidenti di allucinazione permanente innestata su un tessuto cerebrale reso sterile per la lunga ebollizione; non chi ha scelto il mestiere della politica considerandolo prodromico rispetto ad una onesta attività di ruspista.

E allora? Trovare fulmineamente una nuova classe dirigente valida e competente? Poco probabile. Recuperare residui del passato? Non ce ne sono di validi. L’unica soluzione, credo, è di trovare una soluzione provvisoria che sia meno dannosa possibile, e impegnare tutte le migliori energie intellettuali – sociologi, tuttologi e fattucchieri, per favore, astenersi – nell’individuazione dei futuri reggitori.

La situazione, diceva Flaiano, è grave ma non è seria. La cosa veramente necessaria, la nostra unica speranza è affidarci al Padre Eterno perché, nella sua infinita bontà, ci aiuti più di quanto meritiamo. E, già che c’è, veda di intervenire anche a favore della Chiesa con una dose straordinaria di assistenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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