Sullo stato attuale della società italiana: suggerimenti per una ricostruzione

Ricevo dall’Architetto Franco Domizi una interessante lettera a commento di alcune note comparse su Cyrano; mentre mi riservo di rispondere in maniera puntuale al mio interlocutore, desidero anticipare il contenuto della sua comunicazione, che credo possa costituire un buon inizio per un dibattito generale sulla situazione della società d’oggi. Spero di ricevere corrispondenza in materia, da commentare e pubblicare.

 

Buongiorno Prof. Togni,

Lei parla della mediocrità dell’attuale classe politica. Bene, è facilmente constatabile da chi ha conoscenza della storia politica parlamentare. E’ altrettanto constatabile da quanti si aspettano leggi e regolamenti fatti ed emanati per progredire e far progredire la “maggioranza”, se non la totalità, del popolo amministrato. Lo è anche da quanti, e sono tantissimi, ogni giorno sono chiamati, se non costretti, a fare i conti con l’imperante burocrazia che attanaglia questo spettacolare paese. Quindi, a ben guardare, siamo veramente tantissimi a rapportarci, in qualche modo, con questa classe politico-amministrativa. Se siamo tanti vuol dire, secondo me, due cose: o il livello delle conoscenze, della cultura, dell’appartenenza ad un sistema più ampio ed importante della mia stessa famiglia, della mia sola attività lavorativa, del mio piccolo circolo di amicizie si è magnificamente elevato fino a livelli tali che singoli cittadini si sentono il diritto dovere di dare del TU a quell’Onorevole o politico, al punto da poterlo anche chiamare al cellulare quando può, oppure, la massima cultura politico amministrativa del nostro paese è talmente scesa così in basso da essere così vicina al “volgo” cittadino da confondersi, senza più rimedio, con questo. Caro professore, io propendo per questa seconda ipotesi.

… ma non è solo la classe politica così mediocre, lo è tutto il mondo che la circonda, partendo da quegli ambiti propri della cultura che sono le università, i licei, la formazione, l’informazione in generale, fino a quegli alti apparati dello stato come la giustizia e l’istruzione che non sono deputati al rispetto di un freddo “tecnicismo”.

Non sto qui a menar per l’aria prendendomela con le teorie filosofiche nichiliste, sulla fine della cultura occidentale e del suo “impero” o altro ancora. Quello che mi interessa è capire come posso ancora aiutare i miei simili a vivere in questa situazione.

Le scrivo da Corridonia, in provincia di Macerata, da un comune all’interno del cratere dei sismi del 2016 e 2017, da uno di quei comuni dove tutto si è fermato o si sta lentamente fermando per mancanza di prospettiva, di speranza.

Volgere lo sguardo sempre verso il nulla, notare il bicchiere sempre mezzo vuoto, chinare sempre il capo verso le punte delle proprie scarpe, osservare l’unica macchiolina presente sulla tovaglia è un ginnastica che non fa per me, non fa per noi italiani in genere. Popolo virtuoso che nel passato se le è anche suonate di santa ragione tra sé e sé, ma senza perdere di vista la speranza di un mondo migliore, del bello comunque, della ricerca del soddisfacimento della ragione, magari molto più quella “di stato” che quella, comunque presente, volta alla ricerca di coniugare il miglior rapporto possibile tra reale sostentamento della “signoria” dei singoli castelli, poi signorie del posto, con i fabbisogni del popolo. Ma oggi lo squilibrio di questo rapporto appare evidente. Non abbiamo un “signore” o una “signoria” all’altezza del suo popolo e non abbiamo più un popolo capace di vivere in questa “signoria” (società “troppo” fluida?).

Noi lo vediamo e tocchiamo con mano ogni giorno, con pesantezza e dispiacere. Non è un semplice “ricominciare” da capo, il nostro comportamento sta diventando un “sopravvivere” senza speranza. Il popolo delle antiche “signorie” aveva una speranza che andava oltre, che gli faceva sopportava le battaglie, la fame, il freddo e le angherie del prepotente di turno. Oggi, dove tutti sono diventati prepotenti, per solo spirito di sopravvivenza, e non si ha più questa visione popolare di speranza oltre la realtà tangibile, tutto è tremendamente più difficile.

Non siamo stati in grado di aiutare, nel recente passato, chi capiva un pochino di più, chi ci spiegava le cose intorno ad un tavolo dove iniziava con il confronto la costruzione di soluzioni o prospettive. In sintesi, non c’è più la voglia di condividere nulla con nessuno, soprattutto con chi non ha voglia di ascoltare, non ha nulla da proporre, non ha sintesi o proposte da offrire.

In questo terremoto, che non è solo delle case o dei territorio ma lo è per l’anima delle persone, assistiamo ad emanazioni di ordinanze, decreti legge, leggi, circolari ecc. come se questa “carta” sia la sostanza del sopravvivere. La legge come mero fattore etico, sufficiente e determinante per la vita dell’uomo.

Un solo fatto le racconto: il 17.11.2016 il Commissario straordinario del Governo per il Sisma 2016, Vasco Errani ha emanato l’Ordinanza n. 4 per la riparazione immediata degli edifici ad uso abitativo e produttivo. Tale Ordinanza, al suo interno, ha impostato le direttive per riparare i cosiddetti danni lievi, facilmente riparabili in poco tempo. Oggi, dopo quattro mesi, sapete quanti progetti sono stati presentati? Una trentina. Non un abitante di Trento, ma poco più. Vi sembra che sia partita la ricostruzione, che l’efficientismo di questi soggetti abbia sortito gli effetti sperati? Sapete cosa ha detto la Vice Presidente della Regione Marche, nonché Assessore (ir)responsabile all’agricoltura (quella della mancanza di sostegno agli allevatori, delle stalle di plastica che al vento si sono rotte, e via andando), nonché dell’urbanistica, venerdì 17 ad un convegno (Urban Fest a Belforte del Chienti – MC): “Perché, cari tecnici, non presentate i progetti per la riparazione dei danni lievi?” Come a dire: la responsabilità non è nostra, noi le leggi le abbiamo fatte. Senza minimamente pensare, lavorare, adoperarsi per allineare tutte le competenze, le operatività, gli uffici, in sintesi, lavorare ad un tavolo di concertazione con le professioni tutte e trovare il “modus operandi” per affrontare “insieme” questa drammatica realtà.

Anzi, hanno fatto pure peggio. Hanno emanato delle norme fortemente penalizzanti per il nostro territorio. Una su tutte: la necessità che i tecnici non abbiano avuto rapporti con le imprese negli ultimi tre anni (per non dire dei valori economici proposti per la ricostruzione con un 25-30% più basso che in Emilia). Tale è il rispetto che dimostrano di avere per questo territorio. Ancora oggi lamentiamo l’assenza di adeguati supporti assicurativi legali, in quanto se sbagliamo (e qui gli articoli di legge si sono bene ed ampiamente espressi), oltre alla “radiazione” dalla ricostruzione del tecnico verrà penalizzato il cliente finale, colui che deve aggiustare le propria casa, facendogli perdere il finanziamento.

Le dico solo questo, ma ho a disposizione una notevole mole di documenti che noi architetti di Macerata abbiamo redatto insieme ad altri colleghi delle professioni tecniche anche in tavoli istituzionali, nonché con le varie categorie sociali del territorio, compresi i sindacati e la Confindustria, per poter ovviare a situazioni in reale contrasto con i fatti. Ci si è adoperati e si continua a farlo per aggiustare e migliorare le norme in vigore (già ricorrette una volta, dopo 3 mesi).

A tal proposito, e vengo al “sugo della storia”, alla fine, avrei, avremmo, come Ordine degli Architetti di Macerata, immenso piacere di poterla ospitare e magari farle visitare alcuni luoghi del nostro territorio per avviare un rapporto diretto, aprire un tavolo di confronto sul tema della ricostruzione dei territori e dei suoi abitanti, per aiutare queste anime abbandonate del maceratese. Uno dei territori più belli della nostra amata Italia.

Con profonda gratitudine attendo sue in merito.

Saluti vivissimi

Franco Domizi

 

FRANCO DOMIZI, Marchigiano, ma nato a Roma, è laureato in Architettura all’Università di Chieti. Ha operato nel settore dell’edilizia come consulente tecnico di varie aziende della regione, svolgendo sempre e comunque la libera professione come progettista, gestore delle commesse e consulente nel campo della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dopo il sisma del 2016 è chiamato a svolgere attività di coordinamento della Commissione Emergenza Terremoto 2016 su mandato del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Macerata, la provincia con più edifici distrutti e territorio danneggiato dai sismi del 2016 e 2017. Attualmente è anche impegnato nell’attività emergenziale come coordinatore degli Architetti per l’attività di rilievo dell’agibilità con scheda FAST.

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