Te lo ricordi quel mese d’aprile?

Aprile è un mese importante: comincia la primavera, quasi tutti gli anni ospita la Santa Pasqua, in aprile è stata fondata Roma; e poi, due avvenienti molto importanti per il presente ed il futuro d’Italia hanno avuto luogo in questo mese, rispettivamente il 25 aprile del 1945 e il 18 aprile del 1948.

Anche quest’anno, il 18 aprile è passato: pochi l’hanno ricordato, non è stato solennemente celebrato. I più giovani non sanno neanche cosa si potesse o dovesse celebrare, e si preparano a festeggiare – per lo meno nella prospettiva di una giornata di riposo dal lavoro (chi ce l’ha) o di vacanza da scuola – il 25 dello stesso mese.

Cosa significano queste due date? Commemorano due giornate importanti: il 25 aprile 1945 le truppe alleate ci liberarono dal nazismo e dal fascismo; il 18 aprile del 1948 si svolsero le prime elezioni dell’Italia democratica, che ne garantirono la libertà e il benessere per i decenni a venire. Il 25 aprile (data della quale gli ex partigiani si sono appropriati, vantando una in verità assai poco significativa partecipazione all’evento della liberazione) si celebra l’antifascismo, il 18 si dovrebbero celebrare la libertà e il progresso che ne può derivare, anche se governi di ignavi, corrotti e incapaci stanno rendendo irreale questa prospettiva.

A seguito del 25 aprile, assassini infoiati da umori guerreschi (ma anche, spesso, spinti da vergognosi stimoli di vendetta, di interesse o di intolleranza) massacrarono migliaia di persone, per lo più colpevoli solo di non aderire al comunismo e ai suoi principi. Tra questi, furono immolati centinaia di preti, che strameriterebbero dalla Chiesa il titolo di Martiri della Fede.

Il 18 aprile ebbe contorni sanguinari solo per diversi attivisti democristiani assassinati dai comunisti – mi viene alla mente il nome del giovane Gelasio Federici – ma uno strascico di manifestazioni violente con le quali la sinistra voleva invocare un inesistente tradimento della volontà popolare, e la rabbia nello scoprire deluse le sue più nobili aspettative, come i calci coi quali Togliatti voleva cacciare De Gasperi dal Governo. Non ci furono tentativi di insurrezione, nonostante i cospicui arsenali nascosti dai comunisti, per la presenza di truppe americane in Italia e per il calcolato realismo di Togliatti, che non voleva finire come Marcos in Grecia.

Dal 25 aprile della liberazione, evento in sé positivo, discese un fiume di sangue e di morte, sul quale solo di recente – a oltre sessant’anni di distanza! – si è cominciato a fare chiarezza, superando gli impedimenti posti anche ad un sereno studio storico dall’apparato del PCI e delle strutture che ne sono derivate: ulteriore dimostrazione che da un evento positivo possono discendere conseguenze negative.

Dal 18 aprile della libertà, invece, nessun male, ma solo l’apertura al popolo italiano verso un avvenire che avrebbe dovuto plasmare, nel bene o nel male, in libertà ed autonomia; e verso il bene fu indirizzato, finché il progressivo aumento di peso delle sinistre, negli anni ’70, ’80 e ’90 del secolo scorso, non ruppe il meccanismo di libertà e progresso che il 18 aprile aveva avviato.

Certo appare sorprendente che, di fronte alle migliaia di celebrazioni del 25 aprile, non ce ne sia neanche una per il 18 aprile. Certo questo non importerebbe a coloro che ne furono protagonisti, paghi e contenti di aver combattuto la giusta battaglia.

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