Il malgoverno di oggi (e anche di domani?)

Dopo circa tre mesi di assenza, Cyrano torna a pubblicare le sue note, nella prospettiva auspicata di una continuità senza interruzioni. Con l’occasione, i più cordiali ringraziamenti a quei lettori che hanno in vario modo dimostrato di essere interessati a Cyrano e alle sue note; anche se ricomincia con una nota dolente: quella riguardante la paurosa mancanza di qualità dei gruppi di comando.

Il malgoverno di oggi (e anche di domani?)

Siamo governati male. Siamo governati molto male, quasi sempre e quasi in ogni settore della vita associata. Le eccezioni sono rarissime e di breve durata.

Esempi? Ce ne sono a bizzeffe, ovunque; esempi che riguardano fattispecie piccole, grandi, estese, limitate, di tutti i tipi: su qualcuno di questi mi voglio soffermare.

Molte parrocchie, a Roma e in tutta Italia, sono gestite in modo inadeguato da parroci non all’altezza; ma questo è conseguenza della inadeguatezza di alcuni vescovi, e della guida alla quale sono sottoposti, se il segretario generale della CEI cita la Bibbia in modo contrario a quel che vi è scritto. Ma sulla Chiesa, travagliata da una situazione drammatica che trae origine dall’irresponsabilità dei massimi vertici, tornerò in altra sede.

Nella gran parte delle scuole una genìa di ignoranti motivati solo dalla prospettiva dello stipendio diffonde ignoranza, maleducazione e incolti pregiudizi tra i nostri figli e i nostri nipoti; la situazione delle Università è di poco differente, in un contesto aggravato dalla fitta rete di clientelismo, nepotismo e corruzione della quale è intessuto il sistema.

Le amministrazioni locali, con poche differenze reali tra comuni, provincie e regioni, sono composte da vertici disonesti e incompetenti, caratterizzati – come peraltro vedremo più avanti per il Governo nazionale – da una non comune incapacità di tradurre in provvedimenti formalmente corretti e quindi efficaci le proclamate volontà e i progetti annunziati; oltretutto nelle amministrazioni locali gli amministratori si trovano ad avere a che fare con una burocrazia di qualità professionali e morali di livello per lo più infimo.

Molti degli imprenditori di vertice derivano la loro posizione più da fattori clientelari o dalla prostituzione a interessi particolari che dalla capacità di gestire, e quindi guidano le strutture delle quali sono responsabili non nell’interesse aziendale, ma per rispondere ai danti causa; per quanto riguarda le aziende a gestione familiare, è in vigore la lotteria delle ereditarietà delle capacità: mediamente sono abbastanza ben gestite, ma il giudizio complessivo sulla categoria non può essere certo positivo.

Anche il panorama relativo agli operatori della comunicazione è oggettivamente assai sconfortante: Dante avrebbe scritto che si tratta per lo più di “ruffian, baratti e simile lordura”. Vi regnano il più piatto conformismo e un servilismo spinto all’eccesso, spesso adagiato su una spessa coltre di ignoranza, che quasi sempre è condizione per avanzamenti di carriera e di compensi: in questo caso il servilismo va inteso in riferimento per lo più ad affiliazioni politiche. Non c’è differenza tra informazione scritta, detta o trasmessa: i tre domini sono retti dalle stesse regole. Una importante aggravante di questo stato di cose è la disponibilità a rendersi cassa di risonanza di campagne di diffusione di stupidaggini errate e faziose: basta pensare al martellamento di orrende affermazioni conformiste propalate in materia ambientale, utili solo a coprire interessi loschi di persone e organizzazioni.

Un gruppo dirigente caratterizzato poi da accidia, ignoranza e faziosità è quello dei magistrati, che agisce con l’aggravante di poter infliggere punizioni o danni ad libitum, fregandosene della verità e della giustizia. Non che tutti siano accidiosi, ignoranti e faziosi, ma molti di loro si; e purtroppo sono quelli che, organizzati per mettere le mani sui procedimenti di maggiore interesse, trovano più facile sbocco negli organi di comunicazione, anche per esprimere considerazioni su procedure in corso e opinioni a tutto campo, per le quali non si comprende quali titoli di competenza abbiano.

L’organo nel quale tutte le inadeguatezze si compendiano è quello dotato di maggior potere formale: il governo. Forse la fase attuale sarà particolare per l’incompetenza e l’impreparazione di molti tra ministri, sottosegretari e loro collaboratori; beninteso, incompetenza e impreparazione che in molti casi si spalmano su uno spesso sostrato di immoralità e cialtroneria, ma non lo credo, visto l’andamento in progressione negativo delle cose.

Tutte queste situazioni navigano poi in un contesto di illegalità diffusa a tutti i livelli, condita dal disinteresse di coloro che avrebbero il compito di contrastarla. La legalità c’è o non c’è: non ce ne può essere un po’: l’ha dimostrato il grande Rudolf Giuliani a New York.

Ma proseguire l’elenco dei settori afflitti da una insufficiente qualità dei vertici ci porterebbe a scrivere una enciclopedia, e non è mia volontà o mio compito procedere su questa strada.

Credo però che sia importante notare come tutte queste situazioni traggano alimento da una radice comune: la melassa di interessi e collegamenti mafioso-corruttivi che collega in modo mellifluamente ferreo, al di là di tutte le pur conclamate differenze politiche o ideologiche, una casta di corrotti mascalzoni, disposti a qualunque cosa nel nome degli interessi propri e della casta. Abbiamo visto determinati governi nominare a posizioni di responsabilità personaggi ascritti formalmente tra i loro avversari, di fatto impegnati a realizzare i più bassi interessi dei loro complici.

Voglio concludere questa nota con una domanda, alla quale cercherò di dare risposta in una nota successiva: di questo passo, riuscirà l’Italia a ricominciare a migliorare il suo stato sociale e a crescere in benessere materiale, per recuperare una posizione decente nel contesto internazionale?

È la situazione tipica nella quale l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione confliggono: spero solo che i nostri figli e nipoti siano più bravi di noi nel perseguire il bene comune.

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