Funzionamento e organizzazione dello Stato

Caratteristica di uno Stato ben costituito e organizzato, che costituisca una vera comunità e che risulti svolgere i suoi compiti a difesa dei cittadini e a garanzia per le loro possibilità di avanzamento civile, economico e sociale, è fondarsi sulle due gambe: quella della garanzia della libertà e dei diritti dei cittadini, e quella della prevalenza degli interessi generali su quelli particolari, salve le aree indisponibili di riserva. Lo Stato sta in equilibrio solo se le due gambe garantiscono un sostegno pari; nel caso in cui ciò non avvenga l’equilibrio è perso e lo Stato va a finire a catafascio.

L’unica situazione che garantisca l’equilibrio è il riconoscimento, da parte dei singoli e della comunità intermedie, che nel per raggiungere obiettivi richiesti nell’interesse generale può essere svolta una comparazione dalla quale può legittimamente discendere qualche sacrificio per i soggetti sottordinati.

Avviene però che, con notevole frequenza importanti interventi sul territorio, regolarmente progettati e programmati dai soggetti istituzionali, trovino opposizione anche violenta nei territori nei quali l’intervento deve essere realizzato. Ne consegue di norma un lungo contenzioso, che si trascina attraverso iniziative giudiziarie, frenetica attività degli organi istituzionali, proteste più o meno pacifiche, intralci di tutti i tipi a qualunque attività. Se tutto va bene, l’iniziativa programmata riscontra ritardi di anni, a volte di lustri, nell’esecuzione; in parallelo con il ritardo si determina naturalmente un forte innalzamento dei costi e la mancanza dei benefici che l’opera è destinata a produrre per la comunità. Vi dice qualcosa il progetto TAV Torino-Lione?

Il rifiuto di accettare nuove realizzazioni non (almeno dichiaratamente) in assoluto, ma sul proprio territorio, è noto sotto il nome di NIMBY (“not in my back yard”, “non nel mio cortile”), ed è un fenomeno ben conosciuto e molto studiato anche a livello internazionale, avendo prodotto in diversi Paesi conseguenze negative, anche se in genere di impatto assai minore di quelle prodotte in Italia.

A mio modo di vedere, le opposizioni alla realizzazione di nuove opere hanno caratteristiche diverse e articolate, che però possono essere ridotte a due paradigmi diversi: ci sono situazioni nelle quali sono causate da comportamenti inadeguati dell’amministrazione; e situazioni nelle quali alla loro origine si trovano tensioni locali che non hanno trovato altro pretesto per scatenarsi. Resta comunque vero che in genere il fondamento delle proteste è causato, o perlomeno assai favorito, ancora da due ordini di motivi: incertezze o contestazioni circa la competenza degli organi, e rifiuto degli obblighi incombenti ai singoli e alle singole comunità per garantire la soddisfazione dell’interesse generale.

La seconda di queste motivazioni deriva dalla mancanza di senso dello Stato che da sempre affligge questo povero Paese: stato di cose assai difficile da recuperare, e che potrà essere superato solo se, e in quanto, si riuscirà a ristabilire la fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti politici, e con l’Amministrazione in tutte le sue articolazioni. L’impresa appare, ed è, titanica, almeno fin quando i governi seguiteranno a non mantenere gli impegni assunti – anche solennemente – verso i cittadini, nel violare la legge nel non mantenerli, e a esercitare la menzogna come attività principale di governo. In questo Renzi è stato primatista assoluto, ma anche gli altri, non escluso Berlusconi, hanno fatto il proprio.

Altro è il discorso che riguarda le competenze. In questo campo noi scontiamo un sistema storicamente farraginoso, reso più complicato dal complesso delle infelici “norme Bassanini” della fine degli anni novanta del secolo scorso, che hanno estremamente complicato i rapporti di competenza tra Stato e Regioni, determinando una grande confusione tra i poteri, dalla quale discendono almeno una serie di contenziosi e di ritardi. Oltretutto queste norme, ipocrite e strumentali, nella parte che riguarda la riorganizzazione della burocrazia hanno prodotto come effetto principale il moltiplicarsi dei centri di corruzione, tra l’altro anche attraverso l’abbassamento dei livelli di decisione.

L’argomento merita un convegno, che la Fondazione Giuseppe Togni sta iniziando ad organizzare per l’inizio del prossimo anno.

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