Un governo? Un ministro dell’ambiente?

Decenni fa il genio di Fellini aveva rappresentato il personaggio nel quale Matteo Renzi si identifica. Come Renzi, Franco Fabrizi de “I vitelloni” è bugiardo, smargiasso, imbroglione, profittatore; ma non era (lui non era) presidente del Consiglio, come invece si è trovato ad essere Renzi, a dimostrazione della pochezza del personale politico. Poi è arrivato Gentiloni, che non è un capo politico, ma solo il gestore provvisorio di un governo che gli è stato affidato da Renzi. Ad una valutazione estetica (ma anche dal punto di vista dell’operatività) sembra il maitre anziano, piedi piatti, di un vecchio ristorante familiare, che gira tra i tavoli a raccogliere le comande (ordini, se i clienti si chiamano Merkel, Macron o Juncker). Le raccoglie e poi le trasmette in cucina, dove confida che qualcuno se ne occupi. E gli altri ministri?

Minniti cerca di fare del suo meglio, ma le forze dell’ordine si lasciano sfuggire Igor il russo, i vescovi lo sostengono solo dopo averlo duramente criticato, il collega Delrio, tanto per far parlare di sé e confermando di non sapere quel che fa, ne contesta le competenze. Alfano agli esteri è se stesso: un furbacchiotto sprovveduto che solo un Berlusconi in stato di confusione poteva ipotizzare leader della destra. E gli altri? Abbiamo un Lotti impegnato più a far circolare informazioni che a governare, una Madia troppo presa dallo studio dell’abecedario per poter fare altro, un Calenda illusosi di poter giocare da capo della sinistra, un Padoan appena discreto ragioniere a fare un lavoro da economista. Poletti, Fedeli, Lorenzin, Franceschini, Martina e gli altri? Non pervenuti. Perfino la bravissima Finocchiaro svicola e tenta di far dimenticare questa sua comparsata con una compagnia di basso livello.

E poi c’è Gianluca Galletti, ministro dell’Ambiente: egli è di grande conforto per la maggioranza degli italiani, costituendo la prova vivente che qualunque pisquano può diventare ministro; affermazione questa che, per la verità, lui stesso è stato il primo a fare, sia pure con altre parole. Se Gentiloni sembra l’anziano maitre di un mediocre ristorante, Galletti ha tutta l’allure del cameriere personale di Casini, un po’ sbiadito per la verità. Anzi, tanto sbiadito che gli si può applicare, parafrasandola, una famosa battuta inglese che ha trovato una nuova giovinezza nella versione italianizzata: “Si fermò una macchina blu davanti al Ministero dell’Ambiente e non ne scese nessuno: era Galletti”. In effetti il povero Galletti, che di suo già non possiede spiccate (e neanche poco spiccate, per verità) capacità di governo, si è trovato espropriato dei settori di attività – il dissesto idrogeologico, l’uso delle risorse idriche, la soluzione dei problemi collegati ai rifiuti – che avrebbero potuto portare un minimo di attenzione, soldi e potere al ministero che egli dirige. In concreto, finora la sua attività si è limitata a poco più che nominare dei pupilli non suoi, su disposizione di Pierferdinando Casini, di Matteo Renzi e di Gianni Letta, agli incarichi di responsabilità che dipendono da lui.

Capo di Gabinetto: Raffaele Tiscar, scomodo a Palazzo Chigi dove occupava senza infamia e senza lode un posto destinato ad altri. Competenza poca, capacità amministrativa di meno, però fiorentino e ciellino.

Presidente-AD di Sogesid: è stato Marco Staderini, pretoriano indefettibile di Casini, per conto del quale occupò fisicamente la sala del CdA della RAI, del quale faceva parte, fin quando si trovò un inciucio che salvasse i casiniani; Staderini, tra le molte altre cariche ricoperte, è poi passato ad AD dell’ACEA, dove sconquassò i sistemi informativi per sistemare suoi ex dipendenti della SOGEI (risalgono a quei tempi le prime bollette pazze), però (potenza della melassa!) passando molto, molto lavoro allo studio che Tremonti aveva appena ceduto; sul suo operato la Corte dei Conti ha stilato un parere micidiale, dal quale necessariamente discenderà una denunzia per danno erariale: Staderini è accusato di aver incassato contributi statali non dovuti, e di aver stipulato contratti di consulenza non necessari. Nel luglio di quest’anno Staderini è stato sostituito da Enrico Biscaglia, bolognese (Casini) e ciellino (Tiscar), a lungo direttore generale della Compagnia delle Opere (CL); è stato anche DG del Comune di Bologna, ed in questa veste è risultato indagato nella vicenda tragicomica del CIVIS, un sistema pseudo innovativo di trasporto per il quale Bologna acquistò nel 2007 49 mezzi, restati fermi per anni e poi sostituiti da mezzi tradizionali, che però hanno cominciato a funzionare solo nel 2016. Se nove anni vi sembran pochi!

Presidente ISPRA: l’istituto è in condizioni preagoniche, con licenziamenti di ricercatori, occupazioni di sedi e uno sciopero che va avanti da mesi. In compenso l’appena nominato presidente, il viceprefetto Stefano Laporta, che appena da otto anni è coinvolto a vario titolo nella cogestione dell’ente come vice commissario e poi come direttore generale, ha detto all’insediamento che nella gestione dell’istituto nulla va bene e che, bontà sua che è nuovo, tutto è da cambiare. Laporta è “figlioccio” di Gianni Letta, il che conferma, dopo il precedente di De Bernardinis (cerchia Gianni Letta-Bertolaso) il patrocinio sull’ente dell’ex sottosegretario. Il quale, prima di farlo nominare presidente dell’ISPRA, lo ha piazzato, tra l’altro, a fare il Capo di Gabinetto del ministro Prestigiacomo e il sub commissario di Marrazzo per l’emergenza rifiuti nel Lazio.

Ma mi si consenta di togliere un sasso da una mia personale scarpa. Qualche anno fa qualche imbecille del ministero dell’ambiente mi denunziò alla Corte dei Conti per un presunto danno erariale causato durante l’espletamento della funzione di Capo di Gabinetto. La vicenda si chiuse con la mia completa assoluzione e la condanna del ministero a liquidare le spese di giudizio, definite in € 1.990, in mio favore. Dopo una lunga diatriba nella quale l’ufficio competente pretendeva condizionare il versamento di quanto stabilito in sentenza alla presentazione di una documentazione stabilita in modo cervellotico, il ministero riconobbe l’obbligazione incondizionata alla liquidazione stabilita dal Collegio Giudicante. Dichiarando però, a stretto giro di posta, la indisponibilità della somma nel bilancio e rinviando il pagamento a un futuro incerto, e ad oggi non realizzato.

Se è vero, come è vero, che il ministro è responsabile di tutto quanto avviene nei suoi uffici, bisogna allora concludere che Galletti, oltre ad essere un ministro inconcludente, è anche un debitore insolvente.

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