Chi, cosa e perché – una presentazione

Chi mi conosce sa che non ho peli sulla lingua, ed è difficile che mi trovi a corto di parole: per la quantità, mio padre diceva che mi ci voleva “un soldo per cominciare e mille lire per smettere”; per la qualità, altri amici mi hanno poi definito “rude ma villano”. Sta di fatto che cose da dire ne avevo e ne ho, perché ho sempre avuto un’opinione su ogni argomento, e non mi sono fatto pregare per esprimerla nei suoi termini esatti e completi. Si tratta spesso di posizioni controcorrente, non politicamente corrette, contropelo, che mi provocano la non simpatia, l’antipatia e in certi casi addirittura l’odio di un numero ampio e crescente di persone: del resto, come Cyrano, ritengo che un giorno passato senza farsi un nuovo nemico sia un giorno sprecato, specialmente tenuto conto della qualità media delle persone che si incontrano in giro. È poi conseguenza necessaria di quanto detto che piaggeria, ruffianeria e qualunque comportamento da cortigiano siano categoricamente esclusi dal mio modo d’essere: né praticati né accettati. Aggiungete al tutto uno spiccato spirito critico, e il quadro sarà completo.

Quanto sopra dovrebbe essere sufficiente a spiegare la prima parte del titolo di questi appunti in formato elettronico, che non si chiamano blog perché – nonostante una linea di sangue inglese – sono italiano, e non sopporto gli ignoranti che pensano di mascherare la propria ignoranza e insipienza linguistica dietro qualche parola straniera. Dunque, “Cyrano”.

E Fauglia? Cos’è Fauglia, e cosa c’entra? Fauglia (dal latino favulla=campo di fave) è un ridente paese situato nella parte occidentale della provincia di Pisa, tra il basso Valdarno e la Val di Cecina; secondo il censimento del 2001 conta 3458 abitanti; nella sua storia è stata oggetto di lunghe contese tra Pisa e Firenze; è sede di alcuni (relativamente) importanti stabilimenti manifatturieri; e – motivo della sua inclusione nel titolo di questi appunti – per qualche secolo ha visto sul suo territorio perpetuarsi la presenza della famiglia dalla quale discendo. Almeno a partire dal 1685, anno di nascita del mio antenato Rocco, contadino come tutti i suoi discendenti fino ai primi del ‘900; non ci sono notizie anteriori a quella data, perché erano andati bruciati gli archivi parrocchiali con tutte le informazioni che contenevano. Così con “da Fauglia” ho ritenuto opportuno recuperare un riferimento alla mia origine: del resto, conoscere le proprie radici è essenziale per conoscere se stessi.

Fauglia, cioè Toscana: e i toscani hanno molte particolarità, tra le quali una specifica che non si riscontra tra altre popolazioni. I toscani sono naturaliter partigiani, cioè naturalmente portati ad individuare la dialettica connaturata alle cose umane, a scegliere la soluzione preferita, e a difenderla quasi sempre, apertamente e comunque, contro tutto e contro tutti. Forse si tratta del retaggio dei secoli durante i quali difendere le proprie ragioni era necessario per garantirsi vita e beni. Le condizioni cruente di allora non ci sono più, ma è rimasta l’abitudine ad essere schierati, e faziosamente schierati; si tratti di temi alti (religione, politica, visione del mondo), o meno alti (squadra di calcio, scelta del bar, e simili), o di piccola amministrazione locale. Anche in questo io mi riconosco: esser sempre schierato, e farlo animosamente, al limite della faziosità, senza dare quartiere a nessuno e a nessuno chiederne; e poi, naturalmente, non cambiare idea, e, ove si sia costretti a cambiare schieramento, farlo solo per mantenere le proprie idee. Toscani voltagabbana ce ne sono, ma solo per due motivi: per odio o per soldi; poiché non odio nessuno, anche se disprezzo molti, e non sono avido, non sono un traditore.

In questi appunti parlerò di politica, ma non solo di politica; cercherò di dire la mia opinione critica sulla volgarità, l’ignoranza, la mediocrità, l’ipocrisia, il pressappochismo tanto diffusi nella nostra società nelle persone poco gradevoli, cioè nella larga maggioranza della popolazione. E questi difetti li andrò cercando dovunque: nella politica, appunto, nell’amministrazione pubblica, nelle attività imprenditoriali, nella cultura, nello spettacolo, nella comunicazione, nella vita di tutti i giorni. Non tollerando, soprattutto, le manifestazioni meschine e miserabili dei piccoli interessi personali, familiari o corporativi anteposti agli interessi generali.

Con quale ispirazione? Innanzitutto con l’approccio di chi, come me, è nato ed è stato educato nella Santa Chiesa cattolica, apostolica, romana, e ne ha derivato la religione laica della libertà, per la quale nella sua vita ha anche spezzato qualche lancia, nella certezza che la buona battaglia vada sempre e comunque combattuta, anche se non si prevede una vittoria, e che alla lunga le posizioni giuste si affermano. E poi traendo ispirazione in quel tesoro di convinzioni e di conoscenza che una famiglia degna di questo nome costruisce e tramanda. Conservazione? Si, conservazione dei principi con la più ampia disponibilità a rivedere, modificare e anche capovolgere il modo di affermarli.

Sommando la mia voglia di parlare e scrivere, e la mia natura irriverente e anticonformista si ottiene una situazione ardua da maneggiare, difficilmente sopportabile da parte da chi gestisca un organo di stampa. Se aggiungiamo che questo governo, che fa del pressappochismo (Renzi) e della mediocrità (quasi tutti i ministri) le sue caratteristiche essenziali, è disabituato alle critiche, e propenso a minacciare ed attuare vendette verso chi non sia allineato e coperto, e che la progressione della tecnologia mette a disposizione di chiunque l’organizzazione e l’uso di mezzi di comunicazione potenti, avremo la spiegazione del perché non scrivo stabilmente su organi di stampa “ufficiali”, e la ragione di questi appunti. Dei quali, per essere chiari, rispondo io e solo io. Se vi piaceranno sarò contento; se non vi piaceranno non mi ammalerò per questo: vuol dire che non capite niente. E vi confermo che mi troverete forse insopportabile, ma falso o ipocrita mai.

Ciò detto, di cosa intendo parlare? Di tutto, naturalmente. E, come ho già detto, in assoluta libertà ed irriverenza; soprattutto in totale sincerità. Dicendo pane al pane e vino al vino, talvolta apprezzando persone e situazioni, molto, molto più spesso criticandole e giudicandole.

Spero che almeno parte di questo percorso vi trovi interessati alla mia compagnia.  Io vi sarò molto grato di qualunque osservazione, commento o critica vogliate farmi: la prenderò in seria considerazione, e ne terrò conto per il futuro.

Paolo Togni

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